Per comprendere meglio cosa accade in Italia in tema di rinnovabili è utile confrontarsi con chi ha esperienze che vanno oltre i confini nazionali, trovando fuori dal mercato domestico anche soluzioni e partnerships per creare valore nella Penisola. Intervista a Cristiano Spillati, Managing Director di Limes Renewable Energy.
Avete siglato quest’anno un accordo con la società sino-spagnola Tayan per l’acquisizione di impianti FV in Italia. Come si sta concretizzando questo accordo?
In Italia abbiamo accordi di co-sviluppo non solo con Tayan, società del gruppo Shanghai Electric, una delle maggiori realtà mondiali di ingegneria, ma anche con altre primarie aziende internazionali, tra cui European Energy, uno dei principali investitori stranieri nel settore delle rinnovabili in Italia che ha in operation il progetto FV più grande della Penisola, a Troia (Foggia), per complessivi 103 MWp. Gli altri nostri partners sono un rilevante EPC europeo, sempre per il FV, mentre per l’eolico abbiamo una partnership con un importante IPP internazionale.
Nel 2020 abbiamo firmato un accordo strategico pluriennale di co-sviluppo FV per un totale di circa 500 MWp con Tayan. Questi progetti si trovano nel centro-sud Italia e sono attualmente in diverse fasi di sviluppo.
Purtroppo, i nostri primi progetti che fanno parte di questo accordo con Tayan hanno sofferto un setback dovuto all’opposizione del Mibact presso il TAR del Lazio, come del resto tantissime altre iniziative nella stessa Regione, e di cui la stampa ha dato ampio riscontro negli ultimi 18 mesi. Avendo noi già vinto al Consiglio di Stato per un altro nostro progetto nel Lazio, che aveva le stesse caratteristiche dei due in partnership con Tayan, ovvero insistere su terreni agricoli privi di qualsiasi vincolo ambientale o amministrativo, auspichiamo di ripetere lo stesso risultato e poter così iniziare la costruzione di questi due assets entro il primo trimestre del 2022.
Per gli altri progetti della nostra pipeline congiunta con Tayan prevediamo di entrare in costruzione dal 2022 in avanti (nuovo permitting nazionale permettendo).
Ci saranno ulteriori sviluppi?
Oltre al GW di impianti che abbiamo in partnership con i nostri soci, incluso Tayan, Limes, in un’ottica di evoluzione del suo business model, privilegia oggi lo sviluppo autonomo di progetti per arrivare nel medio termine a posizionarsi come IPP di energia rinnovabile nel nostro Paese.
Come scegliete i vostri partner internazionali per lo sviluppo dei progetti FER?
Nella sua prima fase di consolidamento societario Limes tipicamente privilegiava partner industriali con i quali condividere un percorso congiunto, non solo durante lo sviluppo dei progetti ma anche nel finanziamento e nella costruzione degli stessi, sfruttando l’esperienza più che decennale del senior management di Limes lungo la catena di valore di un impianto FER.
Questi partners sono stati scelti in base alla loro comprovata esperienza e solidità finanziaria ma anche per la visione strategica comune dello sviluppo del mercato elettrico e delle rinnovabili, con un FV per esempio focalizzato sempre di più su riduzione del consumo di suolo e preferenza per aree agricole non produttive con impianti non incentivati, Ppas di lungo periodo e partecipazione delle rinnovabili anche al mercato spot, con potenziale integrazione di sistemi di stoccaggio.
Con l’evoluzione del business model di Limes nel medio periodo ci siamo posti come obiettivo strategico la conclusione di partnership strategiche con soggetti finanziari, interessati a investimenti nel settore delle rinnovabili e che puntino a un partner industriale come noi per lo sviluppo, finanziamento, costruzione e operazione dei progetti. A questo proposito abbiamo già avviato discussioni con importanti fondi nord-europei per le prossime partnerships strategiche rivolte al mercato italiano
In tema di rinnovabili riscontrate più ostacoli nelle opposizioni locali o nella burocrazia del “permitting”?
Le opposizioni locali e la burocrazia del permitting sono due ostacoli importanti, ma non sono gli unici. Vi è anche una carenza di pianificazione e programmazione, a livello sia nazionale sia regionale (per esempio l’identificazione delle aree idonee da parte delle Regioni per lo sviluppo degli impianti FER che l’Unione Europea ci chiede da anni, ancora non implementata da parte di tutte le Regioni).
Nei nostri progetti abbiamo riscontrato anche vari gradi di efficienza degli uffici regionali preposti alla valutazione dei progetti, con differenze sostanziali tra territori, con allungamenti fino a 18-24 mesi in più rispetto a un processo “normale” di sviluppo.
Vi sono talvolta vere e proprie campagne di disinformazione che aggravano il problema delle opposizioni locali. Mi riferisco, per esempio, al falso problema del conflitto dell’uso del suolo per il FV, ormai ampiamente superato dalla diffusione dell’agrovoltaico, e dell’accusa agli “speculatori del FV” di essere dietro gli incendi di questa estate, quando la normativa prevede la inedificabilità per 10 anni sui terreni che siano stati affetti da incendi.
Quello dell’opposizione locale e della burocrazia del permitting è anche un tema politico. Nonostante le forze politiche dell’intero arco costituzionale caldeggino lo sviluppo delle rinnovabili, spesso le Amministrazioni periferiche disattendono le direttive centrali a favore di un localismo poco costruttivo, seguendo ad esempio l’onda mediatica del consumo di suolo per il FV e opponendosi magari anche a progetti all’avanguardia di agrovoltaico.
Oggi guardiamo con grande attenzione all’evoluzione dei provvedimenti che vanno verso una semplificazione delle procedure e su una diversa distribuzione delle responsabilità tra Stato e Regioni/Province, sperando che non si finisca nel temuto “cambiare tutto, per non cambiare nulla”.
Che differenze ci sono nello sviluppo di progetti FER tra l’Italia e gli altri mercati dove operate?
La differenza principale riguarda la certezza dei tempi. L’Italia, purtroppo, da questo punto di vista si avvicina di più a un classico Paese emergente (e lo posso dire con cognizione di causa visto che ho personalmente esperienza di sviluppo in 14 Stati diversi, dall’America Latina all’Africa, dal Medio Oriente all’Asia). Nelle procedure si sa quando si inizia ma troppo spesso non si sa quando il progetto arriverà in porto.
Altro tema rilevante e che Limes ha vissuto in prima persona sulla propria pelle è quello dell’incertezza giuridica. Si disegna un progetto rispettando tutte le normative previste, si arriva alla agognata Autorizzazione Unica, dopo tre conferenze dei servizi con più di 50 enti coinvolti mediamente, e poi l’ente di turno, tipicamente la Sovrintendenza ai Beni culturali, pone un ricorso amministrativo basato molte volte su opposizioni ideologiche e su giudizi discrezionali.
In altri Paesi la normativa è molto chiara e rispettando quella si ottengono tempistiche più certe e meno dipendenza dalla discrezionalità delle Amministrazioni locali.
Qual è la vostra strategia di crescita ulteriore nel nostro Paese?
La strategia di crescita di Limes in Italia è basata sulla diversificazione tecnologica e sull’evoluzione del business model della società.
Limes era partita come developer focalizzato solo sul settore FV, con l’obiettivo di sviluppare una pipeline di 500 MW in tre anni. Abbiamo raggiunto l’obiettivo in due anni e abbiamo deciso di diversificare a livello tecnologico entrando anche nell’eolico, ormai da circa un anno, e con una pipeline di progetti già rilevante e con un importante socio strategico.
Stiamo anche attivamente monitorando il mercato della produzione dell’idrogeno verde da impianti a fonti rinnovabili e stiamo concludendo un accordo strategico con una società già attiva nella produzione dell’idrogeno per integrare a medio termine la loro tecnologia in alcuni dei nostri progetti.
Dal punto di vista dell’evoluzione del business model della società, l’obiettivo strategico è passare da puro developer di progetti a energie rinnovabili, a un player più “completo”, attivo su tutta la catena di valore, dallo sviluppo al finanziamento, fino alla gestione della costruzione e alla gestione degli impianti in esercizio, in partnership strategica con importanti investitori finanziari.

Cristiano Spillati, Managing Director di Limes Renewable Energy

