di ERG
Con “repowering” si intende l’ammodernamento di impianti a fonti rinnovabili esistenti mediante la sostituzione di componenti obsoleti con tecnologie più moderne ed efficienti. Nel settore eolico, i benefici sono particolarmente evidenti sotto il profilo ambientale, energetico, sociale ed economico: a parità di sito, è generalmente possibile raddoppiare la potenza installata, ridurre significativamente il numero di turbine e aumentare fino a tre volte la produzione. Il tutto senza consumo addizionale di suolo e con un elevato livello di accettabilità sociale.
Il repowering rappresenta quindi una leva strategica per incrementare la produzione di energia pulita in modo efficiente, sicuro e competitivo. In questo ambito, il Gruppo ERG è stato tra i pionieri, sviluppando progetti capaci di generare benefici diffusi per i territori, l’occupazione e le filiere locali. Coerentemente con l’evoluzione del mercato, ERG ha posto il repowering tra i driver chiave della propria strategia, raggiungendo una posizione di leadership con 275 MW già in esercizio e 57 MW in costruzione.
Il potenziale di sviluppo in Italia è rilevante: secondo uno studio di Elemens, circa il 60% del parco eolico nazionale ha più di 15 anni e, entro il 2029, circa 6 GW di capacità giungeranno a fine vita utile o degli incentivi. Interventi di repowering su questi impianti potrebbero portare la capacità complessiva a circa 13,5 GW (+7,5 GW), contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi del PNIEC.
Nonostante questi vantaggi, il repowering presenta specificità che richiedono strumenti di supporto dedicati. A differenza dei progetti greenfield, infatti, tali interventi sono gravati da costi aggiuntivi, in particolare il costo opportunità e i costi di smantellamento.
Il costo opportunità deriva dalla necessità di interrompere temporaneamente la produzione durante i lavori, con conseguente perdita dei ricavi che l’impianto avrebbe generato continuando a operare. Si tratta di una componente non esplicita, ma spesso determinante nelle scelte industriali degli operatori.
A ciò si aggiungono i costi di dismissione delle turbine esistenti, stimati da BloombergNEF tra 30.000 e 100.000 €/MW in Europa. Questi elementi incidono sulla bancabilità dei progetti e possono ridurne l’attrattività per gli investitori.
Per valorizzare appieno il potenziale del repowering, appare quindi opportuno prevedere meccanismi dedicati, come aste specifiche con contingenti e tariffe coerenti con le peculiarità di tali interventi. In questo contesto, l’introduzione di criteri non esclusivamente di prezzo (non-price criteria), in linea con il Net-Zero Industry Act e con le future iniziative europee in ambito industriale, potrebbe favorire i progetti di repowering, riconoscendone il contributo all’efficienza del sistema elettrico e all’integrazione delle rinnovabili.
In conclusione, il repowering rappresenta un fattore chiave per accelerare la transizione energetica e il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Oltre ai benefici energetici, esso attiva un circolo virtuoso per l’economia reale, sostenendo occupazione qualificata e sviluppo delle aree interne. Sebbene nel breve periodo possa risultare meno conveniente per gli operatori rispetto ad altre opzioni, nel lungo termine il suo valore strategico per il sistema è evidente. È in questa prospettiva che il Gruppo ERG ha scelto di porre il repowering al centro della propria strategia industriale, facendo leva sulla sua maggiore accettabilità sociale, sulla migliore integrazione con l’esistente e sul contributo concreto agli obiettivi di sistema.

