Intervista di Quotidiano Energia all’assessore regionale alle Attività produttive Marchiello. “Creare sinergie che permettano di realizzare investimenti e lasciare ricchezza e servizi nelle aree interessate”. In vista aggiornamento Pear. Per l’idrogeno “procediamo su più fronti”
La Campania ha “obiettivi ambiziosi” per l’energia “green” già adottati e che “svilupperemo anche nelle programmazioni future”. È quanto dichiara a Quotidiano Energia Antonio Marchiello, assessore alle Attività produttive della Regione Campania, in questa intervista rilasciata nell’ambito di “R.E.gions 2030”, l’iniziativa di Elemens e Public Affairs Advisors con QE media partner.
Il Piano energetico ambientale della Regione Campania (Pear) è stato approvato nel 2020. Lavorerete a un aggiornamento alla luce dei nuovi impegni che l’Europa e l’Italia stanno assumendo al 2030 e al 2050?
Il Piano è frutto di un lavoro corale che ha visto protagonisti la Regione, i Comuni, le associazioni ambientaliste, l’Università e l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania. C’è stata anche una partecipazione attiva degli stakeholder nella procedura di Vas che ha accompagnato la redazione e l’approvazione del documento. Sebbene il Piano contenga già al suo interno l’orizzonte delle azioni da conseguire al 2030, coerentemente con lo scenario europeo a lungo termine al 2050, le sfide sulle politiche energetiche che ci vengono poste oggi sono l’orizzonte a cui tende la Regione Campania. L’aggiornamento del Pear è in programma anche perché la Campania ha una naturale vocazione all’utilizzo delle fonti rinnovabili ed è il naturale snodo per il passaggio dei corridoi infrastrutturali per il trasporto di energia. Questo, negli anni, ci ha portato a un cambio di passo: dalla politica energetica che aveva come unico driver di sviluppo il “contenimento del consumo” di petrolio e derivati a una politica di produzione energetica locale e di distribuzione “intelligente” dell’energia.
Il Pear si propone come un contribuito alla programmazione energetico-ambientale del territorio, con l’obiettivo finale di pianificare lo sviluppo delle Fer, rendere energeticamente efficiente il patrimonio edilizio e produttivo esistente, anche nell’ambito di programmi di rigenerazione urbana, programmare lo sviluppo delle reti distributive al servizio del territorio, in un contesto di valorizzazione delle eccellenze tecnologiche territoriali, disegnare un modello di sviluppo costituto da piccoli e medi impianti allacciati a reti “intelligenti” ad alta capacità, nella logica della smart grid diffusa. Questi sono già obiettivi ambiziosi che vorremmo portare a compimento e che svilupperemo anche nelle programmazioni future.
La realizzazione dei previsti nuovi impianti Fer, così come i progetti di ammodernamento dei siti esistenti, si scontra spesso con problemi autorizzativi a livello locale. Come pensate di intervenire?
Il coinvolgimento degli enti locali nelle scelte di pianificazione è stato un elemento cardine del lavoro di redazione del Pear. Continueremo costantemente a cercare un confronto con chi vive il territorio. Questo, però, non deve essere un impedimento alla realizzazione degli impianti Fer. È necessario creare quelle giuste sinergie che permettano di realizzare investimenti produttivi e lasciare nelle aree dove questi impianti nascono ricchezza e servizi.
Secondo un monitoraggio condotto nell’ambito del progetto Regions, sul territorio campano non sono stati presentati progetti fotovoltaici fino a pochi mesi fa. Qual è la situazione ad oggi?
Oggi le istanze di FV sono molteplici in Campania; solo in Provvedimento autorizzatorio unico della Regione (ai sensi dell’art. 27 bis del D.Lgs 152/06) ci sono più di 20 istanze per circa 440 MW da installare.
La Campania è stata caratterizzata in passato da episodi e movimenti “Nimby” contro la realizzazione di diverse tipologie di impianti energetici e anche in campo ambientale. Qual è oggi la dimensione del problema nella vostra regione e come lo state affrontando?
Il problema esiste ancora. In alcune aree della Regione c’è una sensibilità maggiore rispetto alla trasformazione del territorio dovuta all’istallazione di impianti Fer. Ci sono, di contro, territori che sono fortemente favorevoli all’insediamento di tali impianti ritenendoli una ricchezza. Se l’essere a favore o contrario agli impianti Fer non può essere un elemento per la valutazione in istruttoria di tali impianti, le sensibilità territoriali saranno tenute in debito conto nella pianificazione e programmazione regionale, sempre commisurando le esigenze territoriali con la presenza della fonte rinnovabile. Il vento non è ovunque in forza tale da poter essere produttivo, non tutti i corsi d’acqua hanno una portanza tale da poter produrre energia elettrica, il sole, di contro, è una risorsa facilmente utilizzabile ma l’installazione di un impianto fotovoltaico, benché non produca consumo di suolo, riduce la potenzialità agricola dello stesso. Ogni progetto ha una sua complessità che va ponderata attentamente tra esigenze ambientali ed economiche.
Che contributo dà il settore delle energie rinnovabili all’economia della Campania in termini di posti di lavori, investimenti e business delle imprese locali (dirette e indotto)?
Sono una presenza economica importante nelle aree interne della Campania. I produttori di energia da fonte rinnovabile, soprattutto i medi imprenditori, costruiscono un rapporto con le realtà territoriali stretto. La forza lavoro viene impegnata non solo nella realizzazione degli impianti ma anche nei servizi di rigenerazione ed erezione di turbine eoliche, nelle attività di riparazioni pale, di ricerca guasto su cavidotti, nei servizi di anemologia, di trading e in quelli complementari relativi al metering e alla gestione amministrativa degli impianti, oltre alla formazione.
Molte Regioni si sono candidate ad avere un ruolo nello sviluppo di progetti di idrogeno da rinnovabili. Quale percorso state costruendo in Campania su questo settore?
La Regione sta iniziando a costruire la propria strategia per l’idrogeno. Con la Delibera di Giunta n. 344 del 27 luglio 2021 si sono delineate le Azioni regionali per lo sviluppo della produzione dell’idrogeno. Il percorso, però, è cominciato prima. La Regione, nell’ambito della Programmazione 2014/2020 ha finalizzato azioni volte a sostenere distretti ad alta tecnologia, progetti di trasferimento tecnologico e prima industrializzazione, start up innovative, molti dei quali sono attualmente operativi in Campania sul tema dell’efficienza energetica.
Con l’approvazione del Piano energetico ambientale regionale sono stati individuati, inoltre, alcuni progetti pilota che rivestono particolare importanza strategica in relazione alle politiche energetiche-ambientali della Campania; tra cui, ad esempio, si può citare l’azione 1.1.3.20 – Abitazione basata sull’impiego dell’idrogeno.
Nel Documento regionale di indirizzo strategico per il periodo di programmazione 2021/2027, infine, tra le linee strategiche vi è quella di garantire la sicurezza e l’efficienza energetica anche attraverso il ricorso alla produzione da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio e attraverso la modernizzazione degli impianti di produzione da Fer e distribuzione esistenti (ad esempio idroelettrico, idrogeno, eolico etc.), anche coniugando innovazione, sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio.
Quali i prossimi passi?
Seguendo questi spunti iniziali, per una politica di produzione di energia sempre più green, si procederà in parallelo su più fronti: si sorreggerà la ricerca sostenendo, anche economicamente, lo sviluppo di tecnologie innovative e la realizzazione di progetti sperimentali per l’avvio di una economia dell’idrogeno, massimizzando il coinvolgimento dei centri di competenza e delle università, dei laboratori, delle aziende e operatori economici e tecnologici, con una strategia di sviluppo della filiera. Inoltre, si darà supporto alla produzione di idrogeno verde. Ad oggi, l’idrogeno “clean e low carbon” e i suoi derivati hanno un costo di produzione più elevato rispetto alle alternative tradizionali dovuto sia ai costi di investimento sia ai costi variabili di produzione. Ancora, si darà supporto all’impiego di idrogeno in ambito industriale in continuità con le politiche di industria 4.0 e si studieranno politiche di incentivazione dell’utilizzo dell’idrogeno nel settore dei trasporti per la movimentazione di merci e persone. Infine, si incentiverà l’utilizzo dell’idrogeno nel settore residenziale dal quale potrebbe giungere una significativa spinta alla filiera. L’idrogeno sostenibile, con tutti i green gas in generale, rappresenta la possibilità di decarbonizzare un edificio già dotato della rete di distribuzione del gas utilizzando, almeno parzialmente, infrastrutture esistenti e riducendo gli investimenti necessari atti a limitare l’impatto ambientale complessivo.

