Intervista di Quotidiano Energia all’assessore regionale per l’Energia e l’Ambiente, Marnati: “Efficienza e riduzione dei consumi principali obiettivi del Pear. Al 2030 il contributo maggiore nel mix di fonti dalle rinnovabili elettriche. Circa il 2% del gas potrà essere sostituito con idrogeno”
È un “mix bilanciato di risorse” quello che il Piemonte sta definendo con l’aggiornamento del suo Piano energetico ambientale (Pear) al 2030, attualmente al vaglio del Consiglio. I target del documento, i lavori in corso su aree idonee Fer (col supporto di Rse) e la strategia regionale per l’idrogeno nell’intervista all’assessore per l’Energia e l’Ambiente, Matteo Marnati, rilasciata a Quotidiano Energia nell’ambito del progetto R.E.gions 2030, iniziativa di Elemens e Public Affairs Advisors con QE media partner.
Quali sono i principali obiettivi del nuovo Pear?
Il miglioramento dell’efficienza energetica e la riduzione dei consumi finali lordi (-1.960 ktep al 2030) costituiscono il principale obiettivo del Pear. La riduzione di consumi più consistente è prevista per il settore civile (-1.080 ktep), con un valore dimostrativo attribuito al comparto della PA (riduzione attesa pari a -89 ktep, di cui circa 50 ktep negli edifici pubblici, 27 ktep negli ospedali e 12 ktep nella pubblica illuminazione), e un ruolo più significativo nel comparto residenziale (-452 ktep) e non residenziale (-120 ktep). Inoltre, in linea con le indicazioni del Pniec, un importante contributo sarà collegato alla riduzione dei consumi nei trasporti (-880 ktep, pari a circa il 43% del totale di riduzione). Per quanto riguarda, invece, il settore industriale, reduce da una grave crisi con forte contrazione dei consumi energetici, il Pear ipotizza al 2030 una sostanziale invarianza del saldo finale, registrando una sorta di compensazione tra i consumi incrementali correlati all’auspicata ripresa e la riduzione degli stessi per effetto dell’efficientamento in atto.
Quale il mix di fonti disegnato dal Pear?
Nella consapevolezza che, anche per quanto riguarda l’obiettivo di sviluppo delle Fer, la soluzione “a impatto zero” non esista, la strategia del Pear si basa sul contributo di un mix bilanciato di risorse, di volta in volta mitigate da indirizzi localizzativi (aree inidonee e di attenzione), tecnico-gestionali e strategici per favorire il migliore rapporto tra benefici energetici e costi ambientali e paesaggistici attesi. Lo scenario di crescita delle Fer al 2030, in particolare, ipotizza un target sfidante pari a 2.382 ktep di produzione (+494 ktep rispetto al 2015, pari a +26,2%) che, ove rapportato allo scenario di riduzione del consumo finale lordo (Cfl) al medesimo orizzonte temporale, evidenzia una percentuale pari al 27,6%, a fronte di un valore obiettivo pari al 30% assunto dal Pniec, ancorché destinato a una prossima rivisitazione per un adeguamento alla roadmap del pacchetto “Fit for 55”. Nella composizione del mix di fonti spiccano al 2030 gli incrementi delle pompe di calore (+137% rispetto al 2015), del solare fotovoltaico (+105%), dell’idroelettrico (+13,2%) e, naturalmente, del biometano. In linea con le previsioni del Pniec si assume che saranno le rinnovabili elettriche a dare il contributo maggiore nell’ambito del mix di fonti ipotizzato.
Nell’elaborazione della strategia avete ragionato anche in ottica di vicinanza con i Paesi confinanti con l’Italia? La collocazione geografica del Piemonte può favorire una logica sovranazionale nei settori energia e ambiente?
Relativamente ai Paesi e alle Regioni confinanti con il Piemonte, nel corso dell’elaborazione della strategia energetica regionale sono state previste le dovute procedure di consultazione che hanno confermato piena condivisione dell’impostazione del Piano energetico ambientale piemontese. Il Piano rappresenta, inoltre, uno strumento coerente con la visione strategica condivisa dalla Regione Piemonte con le altre Regioni italiane ed estere dell’arco alpino attraverso l’adesione a Eusalp, la Strategia macroregionale alpina dell’Unione europea che dedica allo sviluppo energetico ambientale sostenibile una linea di azione specifica (Action Group n. 9). La Regione Piemonte è inoltre capofila del progetto transnazionale Prospect 2030 che, anche attraverso il confronto degli approcci messi in campo dai partner dei diversi Stati membri per l’utilizzo dei fondi strutturali della programmazione 2014-20, si propone di aggiornare strumenti e azioni della pianificazione energetica ambientale per il conseguimento degli obiettivi al 2030 e per individuare le azioni da sostenere con la programmazione regionale dei fondi strutturali 2021-2027.
Il suo assessorato sta promuovendo una serie di eventi sul territorio per sottolineare l’opportunità delle comunità energetiche e per sensibilizzare i cittadini su efficienza energetica e inquinamento dal settore riscaldamenti. Quali risultati intendete raggiungere?
La Regione Piemonte crede molto nell’attivazione dal basso del processo di transizione energetica, in cui le comunità energetiche rinnovabili (Cer) costituiranno gli indiscussi protagonisti. A partire dal 2018, anno in cui con la L.R. n. 12 la Regione ha per prima legiferato in materia, l’impegno per la promozione delle Cer e il supporto al territorio nelle analisi e nelle valutazioni propedeutiche all’avvio degli iter costitutivi non ha mai conosciuto battute d’arresto. Tale impegno sarà prorogato nel futuro prossimo anche nella prospettiva di preparare il terreno per i bandi che saranno predisposti a valere sul Pnrr con una dotazione di 2,2 mld di euro.
Il settore delle fonti rinnovabili denuncia da tempo la farraginosità dei sistemi autorizzativi, specialmente a livello regionale, con un conseguente rallentamento dei livelli di installazione. Quale è la situazione in Piemonte e cosa si può fare concretamente per sburocratizzare il comparto Fer?
I processi di rilascio delle autorizzazioni e le correlate procedure di valutazione ambientale dei progetti hanno recentemente subito importanti modifiche a livello nazionale nel verso della semplificazione, per effetto dei DL n. 76 e 77 convertiti in legge. Segnatamente al rilascio delle autorizzazioni alla costruzione ed esercizio degli impianti di generazione elettrica da Fer, in Piemonte la competenza è conferita alle Province che la esercitano sulla base del rispetto di specifiche Linee guida regionali, tese ad armonizzare i procedimenti sul territorio. Inoltre, la Regione con il nuovo Pear, completerà la rosa dei provvedimenti di individuazione delle aree inidonee, estendendoli dalla fonte solare fotovoltaica a terra e dalle biomasse alle fonti idroelettrica ed eolica. Infine, nelle more dell’approvazione dei decreti attuativi del decreto legislativo di recepimento della direttiva Red II (in attesa di pubblicazione sulla G.U.), il Piemonte sta sperimentando il processo di individuazione delle aree idonee anche avvalendosi del supporto tecnico-scientifico di Rse, sulla base di uno specifico Accordo di ricerca e collaborazione in fase di perfezionamento.
Il Piemonte ha presentato la propria candidatura per ospitare il Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno previsto dal Pnrr. Quale percorso avete pensato per questo progetto e qual è la strategia regionale che intendete adottare, in generale, sull’idrogeno?
Il tema della valorizzazione del vettore idrogeno nel sistema energetico, industriale e dei trasporti, come occasione di miglioramento della competitività del territorio regionale, si sta ponendo con sempre maggiore forza e attualità nel dibattito pubblico. Il ruolo che il vettore idrogeno potrà iniziare a svolgere all’orizzonte del 2030, per il raggiungimento degli obiettivi regionali di decarbonizzazione, sta assumendo grande rilevanza rispetto ai temi trainanti della pianificazione energetica, quali lo sviluppo della generazione elettrica da Fer, l’accumulo e lo stoccaggio di energia, correlati a esigenze sempre più imperative di differimento nel tempo dell’utilizzo della generazione da fonti rinnovabili non programmabili, nonché la disponibilità di reti energetiche di trasporto e distribuzione adeguate alla sfida che l’evoluzione dei mercati ben presto imporrà. La traduzione in chiave regionale dei primi obiettivi, delineati a livello nazionale e compendiati nel documento di Linee guida preliminari rispetto alla futura Strategia nazionale, evidenzia dimensioni ragguardevoli e sfidanti degli stessi target. Infatti, rapportando il “peso energetico” del Piemonte rispetto all’aggregato nazionale (circa 8-10%) ai primi obiettivi ipotizzati nelle citate Linee guida, possono ricavarsi alcune primissime indicazioni in ordine ai seguenti target regionali al 2030: il 2% circa del gas naturale distribuito in Piemonte potrà essere sostituito con idrogeno (circa 70.000 ton/anno); la capacità di elettrolisi pari a circa 400-500 MW; la penetrazione dell’idrogeno negli usi finali per un ammontare pari al 2% del Cfl (circa 210 ktep).
Quali sono i passi fatti fin qui?
Nella consapevolezza della necessità di promuovere lo sviluppo del vettore idrogeno sul territorio regionale, trasformando la trasversalità del tema in punto di forza in cui trovano sintesi e compendio obiettivi afferenti a politiche settoriali di diversa natura (energetica, industriale, R&S e della mobilità), la Giunta regionale, con Dgr n. 10-2917 del 26 febbraio 2021, ha sottolineato l’esigenza di provvedere alla predisposizione di una proposta di Strategia regionale per l’idrogeno, demandandone l’elaborazione a un apposito Gruppo di lavoro interdirezionale, stabilendo i seguenti obiettivi generali a cui ispirarsi: valorizzare l’introduzione del vettore idrogeno nel sistema energetico, industriale e dei trasporti come occasione di miglioramento di competitività del territorio, consolidando la leadership che l’eco-sistema regionale ha saputo costruire su questo tema; qualificare il Piemonte come area di eccellenza per lo sviluppo delle tecnologie individuate come strategiche nella pianificazione nazionale e comunitaria, candidando la Regione a ospitare la sede del Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno; accompagnare le iniziative di supporto alle filiere industriali con una strategia di sostegno agli investimenti nelle aree di applicazione dell’idrogeno di maggiore rilevanza per il territorio, perseguendo in tal modo finalità di tipo ambientale; assicurare la piena e funzionale connessione della strategia regionale con la pianificazione nazionale in corso di definizione, nonché con le principali iniziative a livello europeo attraverso la piena valorizzazione dei partenariati attuali e nuovi con altre regioni europee.

