di Fausta Chiesa, pubblicato su Il Corriere della Sera L’Economia il 6 aprile 2022
Obiettivi energetici, il ruolo delle Regioni
Le bollette sono esplose a causa del boom del prezzo del gas, la guerra in Ucraina sta mettendo a rischio le forniture all’Italia che lo importa da Mosca per il 40% del totale e le rinnovabili come il sole e il vento sono fonti gratuite, ma gli impianti sono per la maggior parte bloccati. Che cosa sta succedendo nel nostro Paese in questa situazione di recente crisi energetica di cui non si prevedono gli sviluppi ma che non lascia ben sperare? E in particolare come si stanno comportando le Regioni? Il mare magnum delle richieste di autorizzazioni e della valutazione dei piani con gli obiettivi energetici è finito sotto la lente dell’Osservatorio Regions2030 curato dalla società di relazioni istituzionali Public Affairs Advisors e dalla società di consulenza energetica Elemens. In estrema sintesi,
nella classifica generale che riguarda chi ne esce meglio sono la Sicilia, il Lazio e l’Emilia-Romagna mentre ultima è la Puglia.
«La transizione energetica dell’Italia – spiegano i curatori dello studio Giovanni Galgano managing director Public Affairs Advisors e Tommaso Barbetti partner di Elemens- si deciderà anche a livello regionale: per questo motivo, abbiamo curato la realizzazione di un Rapporto, intitolato “Le Regioni e il Permitting”, che evidenzia punti di forza, criticità e barriere nello sviluppo di capacità rinnovabile sui territori». Il Rapporto, presentato il 17 marzo 2022 a Roma nel corso del convegno «Le Regioni alla prova delle rinnovabili e della transizione», analizza l’efficacia di ciascuna Regione nel «far accadere» la transizione energetica attraverso lo studio di una vasta mole di dati prodotti dalle Pubbliche Amministrazioni regionali e provinciali nel corso dell’attività autorizzativa.
Quanti sono gli impianti che attendono di essere se approvati o quanto meno inattesa di una risposta definitiva per quanto riguarda le autorizzazioni? Come si stanno comportando le istituzioni? Quali sono le Regioni che ostacolano di più le autorizzazioni agli impianti rinnovabili? Quali regioni hanno raggiunto i target al2020? E quante hanno già predisposto il piano energetico al 2030?
Ecco nel dettaglio i risultati.
Le rinnovabili che attendono l’ok
Abbiamo bisogno di produrre energia ma gli impianti di energie rinnovabili sono autorizzati con il contagocce e molto lentamente. ma quali sono i dati che lo dimostrano?
Per quanto riguarda l’eolico, in base allo studio Regions2030 emerge che tra il 2018 e il 2021 sono state presentate domande per 24.042 MW. Tra queste, 1.252 MW sono stati negati, 609 MW hanno avuto solo la Valutazione di impatto ambientale e solo583 MW sono stati autorizzati. Nel dettaglio, di 1.370 Megawatt presentati sono ancora fermi in attesa del giudizio di compatibilità ambientale 788 MW, pari al 57,5per cento. E la situazione peggiora per le domande più recenti: il 99,9% dei progetti presentati nel 2021, pari a 9.488 MW, non ha ancora ricevuto la Valutazione di impatto ambientale (positiva o negativa).
Per quanto riguarda il fotovoltaico, che è la fonte più utilizzata da parte degli operatori delle rinnovabili in Italia, sono state presentate domande 36.806 MW. Tra queste sono stati rigettati 1.508 MW, hanno avuto la Valutazione di impatto ambientale approvata 2.602 MW mentre 29.130 MW attendono ancora la risposta alla Via e solo 3.566 MW sono stati autorizzati definitivamente. Nel 2021, anno in cui è stato registrato il numero più alto di autorizzazioni, hanno ricevuto il via libera dalla Pubblica Amministrazione 2,4 GW di capacità, a fronte dei nuovi 15,7 GW per cui è stata fatta domanda. L’autorizzazione degli impianti rinnovabili è il punto più delicato dello sviluppo delle fonti pulite. Qual è stata la performance amministrativa delle Regioni?
Rinnovabili, la performance amministrativa delle Regioni
L’autorizzazione degli impianti rinnovabili è il punto più delicato dello sviluppo delle fonti pulite. Qual è stata la performance amministrativa delle Regioni? Lo studio diRegions2030 ha valutato diversi parametri tra cui:
1) l’avanzamento dei progetti nel processo autorizzativo;
2) il numero di Autorizzazioni Uniche (l’atto finale) rilasciate fino a fine 2021;
3) le tempistiche medie di ottenimento dei titoli autorizzativi.
Le regioni che si sono comportate meglio per quanto riguarda l’iter autorizzativo sono state il Friuli Venezia Giulia, seguita da Emilia-Romagna, Liguria (pur su un campione limitato ed esclusivamente relativo a progetti eolici) e Sicilia. «Particolarmente interessante, sul piano della performance, è proprio la Sicilia – si legge nello studio -che sebbene riceva tante domande presenta un buon numero assoluto di Autorizzazioni Uniche rilasciate: un dato che la distingue dalla Puglia, ove le autorizzazioni, negli ultimi anni, sono state pressoché ferme». Ma per valutare meglio va fatta una considerazione e cioè – spiega Tommaso Barbetti, partner di Elemens -che Sicilia e Puglia in pari misura hanno ricevuto complessivamente il 70% delle domande di progetti soprattutto per il fotovoltaico, mentre regioni come il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna ne ricevono di meno anche se mostrano diversi impianti autorizzati in proporzione al numero di richieste. La Puglia inoltre ha avuto uno sviluppo veloce e disordinato attorno al 2010 sotto l’amministrazione di Nichi Vendola perché gli impianti sotto un megawatt avevano una procedura semplificata. La Sicilia si sta mostrando molto pro-attiva e aperta all’interazione con gli operatori, questo ci dicono gli stessi operatori e i dati». «La Puglia – aggiunge Giovanni Galgano managing director Public Affairs Advisors – ha già autorizzato in passato numerosi impianti a terra. Possiamo capire che nel territorio ci sia una cautela maggiore».
Inoltre, aggiungono Galgano e Barbetti,, «gli assessori regionali lamentano il fatto di avere carenza di personale e di non avere risorse umane sufficienti per seguire tutte le procedure». Altro caso virtuoso oltre alla Sicilia è quello del Lazio dove – dice Barbetti – la Regione ne ha autorizzati tanti, anche se poi le sovrintendenze in molti casi hanno presentato ricorso».
Ma oltre alle autorizzazioni, le regioni sono state giudicate anche in base alla loro programmazione e ai piani energetici. Come si sono comportate finora e come si stanno comportando per quanto riguarda la programmazione di questo decennio?
Energia, la performance sui target 2020
Per quanto riguarda la performance sui target 2020, ovvero come si sono comportatele diverse regioni sulla precedente pianificazione e sulla conseguente esecuzione dei piani, il criterio che ha guidato la valutazione è stato il rispetto dei target 2020contenuti nei Piani Regionali, assieme alla congruità dell’obiettivo rispetto al potenziale regionale.
Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Basilicata, Campania, Sardegna, avendo raggiunto il proprio target, ottengono valutazioni positive, mentre altre (come Abruzzo, Liguria, Toscana) si posizionano nella parte bassa della graduatoria, non avendo fissato target o non avendo raggiunto la capacità minima che si erano poste per il 2020. Merita una riflessione a sé la Puglia, che ha raggiunto il suo target fotovoltaico, ma che aveva una dimensione risibile (200 MW) rispetto alle caratteristiche del territorio.
Regioni, la programmazione energetica al 2030
Per i target al 2030 quante regioni hanno approvato un piano energetico? La maggior parte degli enti non si è ancora dotata di un Piano Energetico Ambientale Regionale. Tra le Regioni che hanno adottato la strategia energetica al 2030 figurano Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Sicilia e Piemonte, mentre Campania e Molise, pur avendo approvato il proprio PEAR, non hanno indicato obiettivi quantitativi da raggiungere. Risultano in consultazione quelli di Lombardia, Lazio, Puglia e Calabria.

