di Tommaso Barbetti, partner Elemens
La questione autorizzativa è ormai ufficialmente entrata di diritto tra i temi classici della nuova narrazione sulle rinnovabili italiane, dapprima nel circoscritto dibattito di settore, ultimamente anche sulla stampa nazionale.
Tra esagerazioni e imprecisioni (su opposte posizioni, chi parla di un vero e proprio assedio al territorio guidato dalla finanza internazionale e chi sostiene che nessun impianto è stato autorizzato negli ultimi anni), il dibattito fino ad oggi sembra basarsi sulle sensazioni o, al più, sull’universalizzazione delle proprie esperienze sul territorio – approccio comunque comprensibile e legato alla dispersione dei dati sui procedimenti e alle difficoltà nel procedere a un monitoraggio puntuale.
Tuttavia, i dati sui procedimenti esistono – ancorché dispersi in centinaia di luoghi virtuali differenti – e la loro faticosa raccolta consente di affinare non poco i messaggi rispetto al già citato “approccio sensoriale”.
Dunque, cosa ci dicono i dati?
Come prima cosa, che lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è ripartito con forza da poco più di 2 anni, dopo 4-5 anni di sostanziale vuoto. L’assenza di chiarezza sulla strategia di lungo termine dell’Italia – insieme agli incentivi a singhiozzo, o alla loro improvvisa cessazione nel caso del PV – ha fatto sì che dal 2015 a buona parte del 2018 pochissimi operatori investissero nell’avvio di processi autorizzativi di nuovi progetti (circa 200 MW all’anno per l’eolico, appena 30 MW all’anno per il PV). Il cambio di rotta del 2018, a livello sia nazionale (SEN, DM FER, PNIEC, narrazione sulla market parity nel Sud) sia internazionale (ad esempio la Direttiva RED2, ma in più in generale la convita virata di tutto l’occidente – incluse corporation – verso la decarbonizzazione), ha fortemente rianimato il settore: le rinnovabili sono tornate al centro della scena, con le pipeline di progetti in autorizzazione che hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli (circa 13 GW per il Wind, quasi 20 GW per il PV – il ritmo di presentazione di nuove istanze per il PV nel 2020 ha superato il gigawatt mensile).
Tuttavia, larghissima parte di questa corposissima pipeline si trova ancora nelle fasi iniziali del percorso, come facilmente immaginabile se si guarda al numero dei progetti autorizzati negli ultimi 3 anni (in media, meno di 150 MW all’anno per l’eolico, circa 400 MW per il PV) e si rammenta che le tempistiche medie di autorizzazione superano i 5 anni nel caso dell’eolico e sfiorano i 2 anni nel caso del PV.
Qualche dettaglio aggiunge colore all’immagine: nel caso dell’eolico, dei 5 GW dei progetti presentati nel 2019, nessuno ha ottenuto né l’autorizzazione, né tantomeno la VIA – in tal senso la Commissione VIA Nazionale non si è rivelata fino ad oggi una effettiva semplificazione, producendo pochissime VIA e incontrando, nella quasi totalità dei casi, la resistenza del Ministero della Cultura; nel caso del fotovoltaico, dei 13 GW presentati nel 2020, meno di 100 MW hanno concluso l’autorizzazione, mentre oltre il 95% dei procedimenti deve ancora superare lo scoglio della valutazione ambientale.
Numeri questi che paiono a dir poco incompatibili con le prospettive di crescita del settore da qui al 2030 – Cingolani e Draghi, in Parlamento, hanno parlato di 70 GW da realizzare in 10 anni, lasciando presagire una traiettoria media di installato (e dunque autorizzato) annuo di 7.000 MW/anno. Superfluo aggiungere che nessuna delle 20 Regioni pare al momento essersi allineata a queste nuove numeriche – invero, la quasi totalità dei Piani Regionali indica ancora obiettivi al 2020.
Da qui si parte: c’è dunque molto da lavorare, per tutti e in fretta.

