di Antonio Ruggiero, Quotidiano Energia
Quali sono i modelli di business che oggi contribuiscono maggiormente alla transizione energetica?
Il dibattito sulle modalità con cui affrontare la sfida energetica offre alle aziende e a tutti i soggetti coinvolti interessanti spunti di riflessione su come agire oggi rispetto a scenari futuri molto incerti. Gli eventi globali degli ultimi anni, fino ai più recenti accadimenti, hanno contribuito a rendere ancora più chiaro come decarbonizzazione e target di sostenibilità debbano coniugarsi con le esigenze di sicurezza energetica e di accesso all’energia, in un mercato sempre più globalizzato che risente di tensioni non prevedibili. In questo senso non può esistere una ricetta unica per la gestione di queste sfide e dei relativi dilemmi, soprattutto per un operatore come Shell che è attivo nella transizione energetica su scala globale. La nostra organizzazione si è evoluta negli anni sviluppando modelli di business resilienti e avendo come principi guida alla base dei nostri investimenti performance, disciplina e semplificazione; questo per produrre più energia con meno emissioni sostenendo la decarbonizzazione a livello globale. Un portfolio diversificato per garantire il necessario contributo di tutte le fonti energetiche, un utilizzo delle tecnologie più avanzate, un know-how integrato del settore energetico accompagnato dallo sviluppo di nuove competenze ed una profonda conoscenza del settore industriale, sono alcuni dei driver che ci consentono di proporre soluzioni sempre più decarbonizzate e sostenibili da un punto di vista sociale, ambientale ed economico. La sfida è decisiva e le tecnologie richiedono tempo per un loro pieno sviluppo, fare le giuste scelte con anticipo e prospettiva futura è indispensabile per trasformare i prossimi anni in un periodo di crescita e di stabilità.
Quali sono, in particolare, le strategie che Shell sta adottando sul mercato italiano in tema di rinnovabili e sostenibilità?
La strategia di Shell in Italia ben rappresenta quella del nostro Gruppo, con oltre 100 anni di presenza nel Paese contribuiamo oggi al processo di transizione e stiamo vivendo una profonda evoluzione, sintetizzabile nel passaggio da Oil & Gas Company tradizionale a Energy player integrato. La sostenibilità è parte integrate di ciascuno dei nostri business. Shell Energy Italia, ad esempio, oltre alle soluzioni avanzate per la gestione delle commodities energetiche, come gas naturale ed energia elettrica e proposte di decarbonizzazione a vantaggio dei diversi settori industriali da tempo si sta ponendo sempre più come primario operatore nel mercato dell’energia rinnovabile con diversi progetti nell’ambito del fotovoltaico utility-scale e dell’accumulo. Un percorso iniziato nel 2020, sfidante e ambizioso, caratterizzato da una crescita repentina, anche attraverso l’integrazione con altre società. Oggi Shell in Italia vanta una pipeline, articolata in 48 progetti, di circa 2 GW che ci porta ad essere uno dei principali sviluppatori di energia solare del Paese. Dei 48 progetti, che coinvolgono 11 Regioni, 21 hanno iter autorizzativo concluso con 6 cantieri già in corso d’opera e i restanti 27 sono in avanzato stadio di permitting. Nel settembre del 2023 a Taranto abbiamo celebrato la posa del nostro primo pannello fotovoltaico in Italia e la sigla con Baker Hughes di un importante CPPA (Corporate Power Purchase Agreement), in linea con il nostro impegno per supportare la crescita di questo specifico mercato, offrendo ai clienti industriali soluzioni che permettano sia di approvvigionarsi in modo economicamente conveniente, sia di decarbonizzare i propri consumi energetici.
Il tema del permitting Fer e del quadro normativo rischia di impattare sul percorso di decarbonizzazione del nostro Paese?
L’Italia è caratterizzata da tempistiche autorizzative ancora molto lunghe e travagliate. Questo è principalmente dovuto alla lentezza di una burocrazia frammentata, in cui le procedure sono incerte nei tempi e imprevedibili negli esiti. Bisogna sottolineare, allo stesso tempo, che i recenti interventi normativi sono stati accolti con grande positività e rappresentano segnali che contribuiscono a renderci più ottimisti sulla possibilità di implementare misure e condizioni per favorire il percorso della decarbonizzazione. In tale contesto, il tema del permitting è sicuramente centrale e dibattuto ampiamente, ma un elemento da segnalare è quello legato anche alla fase post-permitting, che incide altrettanto significativamente sull’avvio dei cantieri. Mi riferisco principalmente ai casi di varianti in corso d’opera, alle verifiche di ottemperanza e alla gestione delle connessioni post-autorizzazione. Si tratta di step burocratici necessari per l’apertura dei cantieri, funzionali a rendere “operativa” un’autorizzazione, e che rischiano di incrementare in maniera significativa i tempi per l’entrata in esercizio di un impianto. Vi è la necessità di una maggiore certezza regolatoria, condizione essenziale per accompagnare gli impegni che dovranno concretizzarsi nei prossimi anni. La nostra strategia, quindi, può essere tradotta nella volontà di realizzare maggiori investimenti, nell’ottica di una proficua collaborazione tra pubblico e privato, in grado di favorire la transizione e l’autonomia energetica del Paese, senza tralasciare lo sviluppo dei territori e la giusta attenzione alle realtà locali. Un percorso che vede Shell impegnata nella costante costruzione di un rapporto di fiducia con le comunità che ospitano gli impianti, non solo in termini di ricadute economiche, ma anche in ottica di forme di compensazione ambientale. Per questi motivi un rinnovato dialogo tra operatori e decisori, volto a individuare i colli di bottiglia del processo amministrativo che accompagna i progetti dall’istanza alla fase esecutiva, rappresenterebbe un primo essenziale passo per condividere criticità e soluzioni con interventi concreti.

