I cantieri aperti per mappare i territori e la richiesta di avere più tempo per chiuderli. Le incertezze post CdS e la prospettiva della Red III. Spunti dal primo seminario della nuova stagione di R.E.gions 2030
di Romina Maurizi, Quotidiano Energia
Prima ancora che arrivassero le ordinanze del Consiglio di Stato, un nutrito gruppo di Regioni – ben 11 – si era fatto promotore della richiesta di avere 90 giorni in più per definire le aree idonee per l’installazione degli impianti rinnovabili. Basterebbe questo a far capire la difficoltà in cui si stanno muovendo le amministrazioni regionali per riuscire a dare seguito al DM Mase entro il termine previsto del 3 gennaio 2025. La novità è emersa dal webinar, a porte chiuse, che ha avviato la nuova stagione di R.E.gions 2030, l’osservatorio sulle rinnovabili promosso da Public Affairs Advisors ed Elemens, con la media partnership di Quotidiano Energia.
L’appuntamento si è svolto il 25 novembre e ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti regionali che hanno fornito aggiornamenti sui cantieri in corso sulle aree idonee, sull’applicazione del cosiddetto “buffer” e sull’impatto del DL Agricoltura.
Una panoramica su quanto sta accadendo, Regione per Regione, l’ha delineata Andrea Musso, consultant di Elemens, aprendo i lavori del seminario dopo i saluti introduttivi di Giovanni Galgano, ad di Public Affairs Advisors.
Quattro, ha sintetizzato Musso, le Regioni che hanno una bozza di aree idonee disponibile: Lombardia, Sicilia, Puglia e Sardegna. Sette quelle che hanno cantieri aperti: Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Piemonte, Abruzzo, Toscana, Campania e Lazio.
Ma in ogni caso, a sentire le voci dei tecnici regionali in prima linea nei dossier, servirà più tempo di quanto stabilito per chiudere i lavori. Anche perché, come detto, a complicare il quadro sono arrivate le ordinanze del Consiglio di Stato che hanno sospeso parzialmente il DM Mase sulle aree idonee, rimandando la palla al Tar Lazio – che si riunirà il 5 febbraio – creando nel frattempo incertezze su come andare avanti.
Questo rischia di provocare un allungamento degli iter, tanto che il ministro dell’Ambiente e Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto – a margine di un convegno il 28 novembre a Roma – che no a quando non si definirà il contenzioso giudiziario, il Governo non attiverà i poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni in ritardo nel disegno delle aree idonee.
E ulteriore instabilità, hanno osservato alcuni esponenti regionali nel corso del webinar di R.E.gions, deriva dal come e quanto interverrà il recepimento della Red III con le zone di accelerazione. Tra i rappresentanti regionali c’è anche chi vede nell’applicazione della Red III l’unica possibilità per creare una disciplina organica sulle Fer. Cosa che, a giudicare dagli interventi dei tecnici regionali, non è riuscita al Testo unico Fer, appena approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri.
“L’impressione è che molte Regioni, sia a livello tecnico che politico, stiano facendo una nuova e profonda riflessione sul complesso tema delle aree idonee, alla ricerca di un possibile e necessario equilibrio. L’auspicio è che prevalgano il buon senso e il dialogo tra corpi pubblici e operatori”, commenta Giovanni Galgano, ad di Public Affairs Advisors, sintetizzando le indicazioni fornite dalle Regioni all’evento R.E.gions.
Per Tommaso Barbetti, partner di Elemens, “la pronuncia del Consiglio di Stato potrebbe essere l’ennesima svolta in un segmento, quello delle regole sul permitting, in cui si fa davvero fatica a individuare una direzione precisa e una visione unitaria da parte del sistema. Ma la sensazione è che esperienze come quella sarda saranno del tutto isolate e che, anche grazie al lavoro già avviato da gran parte delle Regioni, gli spazi per lo sviluppo delle rinnovabili non mancheranno”.

