Intervista di Quotidiano Energia all’assessora Lombardi: “Per tenere insieme Fer e agricoltura puntiamo in Regione sull’agrivoltaico e sull’eolico offshore. Con queste regole le imprese sapranno dove e come poter investire evitando ricorsi”. DL Semplificazioni? “Si sarebbe potuto fare meglio per garantire un’istruttoria più partecipata”
Dal 2019 nel Lazio sono arrivate richieste per installare 3,6 GW di FV, tra queste “circa 20 impianti di potenza superiore ai 50 MW. Non è una situazione sostenibile. Ecco perché abbiamo previsto la moratoria di un anno per una tipologia specifica di grandi impianti FV, dando anche alle imprese tempo e modo per orientare al meglio la propria offerta”. L’assessora regionale alla Transizione ecologica, Roberta Lombardi, spiega così a QE la sospensione nel Lazio delle autorizzazioni di nuovi impianti Fer a terra fino al 30 giugno 2022 adottata dal Consiglio regionale su emendamento presentato dalla stessa Lombardi. Una novità che sta facendo rumore ma “l’energia pulita resta tra le priorità” della Regione, assicura l’esponente M5S che non vede nella norma un disallineamento con la linea nazionale del Movimento che spinge sulle Fer. Ma non solo moratoria, in questa ampia intervista rilasciata a Quotidiano Energia nell’ambito di “R.E.gions2030” – l’iniziativa lanciata da Elemens e Public Affairs Advisors con QE media partner – Lombardi affronta anche il tema dei numerosi ricorsi che fermano gli impianti Fer autorizzati nel Lazio, delle semplificazioni del Governo e delle comunità energetiche.
In cosa consiste la sospensione delle autorizzazioni Fer? Perché una moratoria proprio quando l’Italia è chiamata ad accelerare sullo sviluppo delle Fer per rispettare gli obiettivi Ue, peraltro in via di rafforzamento con il pacchetto Fit for 55?
Innanzitutto mi sento di tranquillizzare gli operatori delle rinnovabili chiarendo un punto fondamentale: la sospensione prevista nel Collegato al Bilancio non equivale affatto né a uno stop né a un rallentamento dello sviluppo dell’energia pulita nel Lazio che è, e rimane, tra le priorità del mio Assessorato, e di tutta alla Giunta regionale, per il raggiungimento dell’azzeramento delle emissioni inquinanti entro il 2050, come ci indicano gli obiettivi globali.
Due precisazioni: una di carattere generale, quando parliamo di sviluppo delle rinnovabili, dobbiamo riferirci ad uno sviluppo sostenibile per i nostri territori e gli altri comparti coinvolti, come ad esempio l’agricoltura e il turismo, e ricordarci che ci sono altri obiettivi globali da rispettare come quelli dell’Agenda Onu 2030 sulla sostenibilità che prevedono, tra le altre cose, l’aumento al 30% della superficie naturale protetta. Pertanto noi tutti – dai decisori politici alle imprese, in virtù della propria responsabilità sociale, fino alle comunità locali – siamo chiamati a contemperare e a orientare le nostre decisioni e i nostri investimenti, a seconda dei casi, con il rispetto di obiettivi globali e norme vigenti, cogliendone le nuove opportunità. Qui vengo alla seconda precisazione, entrando nello specifico dell’emendamento nel Collegato al Bilancio: la sospensione fino al 30 giugno 2022 riguarda solo gli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni a terra che penalizzino i suoli agricoli. Non riguarda ad esempio tutti quei grandi impianti fotovoltaici, come l’agrivoltaico, che si inseriscono in maniera armonica con il paesaggio, bene comune tutelato anche dalla nostra Costituzione. In sostanza, questo emendamento va semplicemente ad adempiere quanto previsto nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (Ptpr). Quest’ultimo provvedimento prevede infatti una serie di parametri per valutare l’impatto degli impianti Fer sul paesaggio, agricolo e non, in base al pregio, quali ad esempio: la visibilità delle infrastrutture, il consumo di suolo e le soglie di potenza, in termini di kW, superate le quali scatterà la necessità di avere un’autorizzazione più stringente.
Queste regole sono una garanzia anche per le imprese del settore perché così sapranno con certezza dove e come poter investire nella nostra regione, senza correre il rischio di vedersi gli impianti bloccati da qualche vertenza o ricorso. Proprio per agevolarle ulteriormente in tal senso, sempre nel Collegato al Bilancio, ho previsto anche la mappatura digitalizzata della aree idonee e non idonee ad ospitare gli impianti Fer. Daremo così alle imprese del settore un orizzonte sicuro per il proprio business e a cittadini ed Enti locali tutte le informazioni in totale trasparenza a portata di un click su un apposito portale online.
La sua iniziativa nel Lazio non rappresenta un disallineamento rispetto alle strategie nazionali del M5S che spingono molto sulle rinnovabili?
No, al contrario. La mia iniziativa, che consiste in un insieme organico di misure e norme inserite in più provvedimenti, rappresenta proprio un allineamento con il ventaglio di strategie nazionali e internazionali che regolamentano lo sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili compatibile con le peculiarità del territorio. Per consentire uno sviluppo delle rinnovabili in armonia con agricoltura e zootecnia, settori che richiedono una maggiore attenzione per l’installazione degli impianti Fer, puntiamo sull’agrivoltaico, in grado di favorire lo sviluppo delle rinnovabili evitando consumo di suolo, tramite ad esempio serre fotovoltaiche o altre tensostrutture, e sugli impianti eolici offshore in mare, anche per favorire la decarbonizzazione dei trasporti navali, per i quali stiamo già inserendo indicazioni specifiche nei Piani di Gestione dello Spazio Marittimo.
Ritiene che il DL Semplificazioni varato dal Governo riesca a tenere insieme l’esigenza di accelerare sul percorso di transizione ecologica e il ruolo di Regioni ed enti locali nella valutazione degli impianti?
Si sarebbe potuto fare di meglio per garantire un’istruttoria più partecipata tra tutte le istituzioni, le comunità locali e gli stakeholder coinvolti. Sorprende infatti che una misura che dovrebbe accelerare la produzione di energia rinnovabile sia osteggiata dal mondo ambientalista per i suoi impatti paesaggistici ed ecologici. A mio avviso sarebbe stato più utile non toccare le procedure autorizzative in materia di impianti Fer, già ampiamente semplificate ed incentivate nel corso degli anni, e approfittare invece di questa occasione per procedere con il recepimento immediato della direttiva europea Red II, che doveva entrare in vigore già lo scorso 30 giugno e che, com’è noto, punta sulla democrazia energetica, favorendo la nascita e la diffusione dei gruppi di autoconsumo come le comunità energetiche, anziché sostenere e favorire i grandi colossi dell’energia. Se si vuole, come mi auguro, siamo ancora in tempo ad aggiustare il tiro: il DL Semplificazioni è in corso di conversione alla Camera dove potranno essere accolte le osservazioni relative a queste e ad altre criticità segnalate, tra gli altri, dal mondo ambientalista, in particolare per quanto riguarda l’adempimento sulla direttiva Red II.
A proposito di comunità energetiche, sempre nel Collegato al Bilancio all’esame del Consiglio regionale, ha proposto di stanziare a questo scopo circa 2 milioni di euro per il 2021-2023. A chi sono rivolti e a cosa sono destinati questi finanziamenti?
Con questa misura abbiamo proposto di finanziare i gruppi di autoconsumo durante l’intero percorso: dai costi per la costituzione alla progettazione fino all’acquisto e installazione di impianti e dei sistemi di misura e di stoccaggio dell’energia. Potranno accedere a questo sostegno in via prioritaria le famiglie con basso reddito, poi i gruppi numerosi. Altri criteri premianti saranno: la presenza di elementi per lo stoccaggio di energia, di impianti geotermici a bassa entalpia e l’installazione di sistemi di ricarica per i veicoli elettrici o l’installazione di pompe di calore, la quantità di nuova energia rinnovabile prodotta, la quota di autoconsumo attesa al momento dell’installazione, l’uso di tecnologia per l’uso efficiente dell’energia.
Guardando a quanto finora fatto dalla Regione, sulla base del monitoraggio condotto da R.E.gions2030 emerge che il Lazio ha una delle migliori performance autorizzative di impianti rinnovabili nel panorama nazionale. Nel caso del FV gli uffici regionali hanno in particolare autorizzato la metà delle iniziative depositate, ma una larga maggioranza non risulta ancora costruita o in costruzione. In particolare, quasi la metà di quelle che hanno ottenuto il via libera non fa passi in avanti a causa dei ricorsi presentati al Cdm dal ministero della Cultura. Intende sostenere questi progetti fermi a Palazzo Chigi?
Impossibile dare una risposta univoca per tutti i progetti di impianti rinnovabili fermi, visto che ciascuno di essi dev’essere valutato in base sia alle peculiarità del territorio cui è destinato sia al fabbisogno energetico complessivo regionale e alla visione d’insieme, di medio-lungo termine, che guida tutta la nostra politica di sviluppo, fondata su due capisaldi: neutralità climatica entro il 2050 e valutazione e rispetto dei parametri di sostenibilità, ambientale e sociale, delle scelte politiche. Di sicuro un buon lavoro di ascolto preliminare degli attori coinvolti, incluse aziende del settore e comunità locali, è utile a prevenire ricorsi e vertenze.
Come detto, per quanto riguarda il Lazio, le principali criticità riguardano l’interazione con le attività agricole e zootecniche. Fra il 2019 e il 2021, in Regione sono arrivate richieste per installare 3,6 GW di pannelli fotovoltaici, concentrate nelle provincie di Latina e di Viterbo. Le richieste includono circa 20 impianti di potenza superiore ai 50 MW, cioè impianti che consumano una grande quantità di superficie, sottraendola all’uso agricolo. Non è una situazione sostenibile. Ecco perché, in adempimento a quanto disposto dal Ptpr, abbiamo previsto la moratoria di un anno per una tipologia specifica di grandi impianti fotovoltaici e dare così anche alle imprese tempo e modo per orientare al meglio la propria offerta. Nel frattempo, nell’iter autorizzativo sarà meglio per tutti investire maggiormente all’inizio su un percorso partecipato invece che su una semplificazione tout court, che di fatto poi porta a scelte che diventano oggetto di ricorsi e vertenze, con la conseguenza negativa di complicare, o addirittura bloccare, le procedure invece che semplificarle.

