di Giovanni Galgano, managing director di Public Affairs Advisors, e Tommaso Barbetti, partner di Elemens
L’auspicata ripresa post-pandemia si intravede se si analizzano gli indicatori macroeconomici italiani, in particolare guardando alle capacità di investimento private e pubbliche. Il ruolo che giocherà il Piano di Ripresa e Resilienza sarà naturalmente centrale, e anche per il comparto delle Fonti Rinnovabili i prossimi mesi saranno decisivi verso una nuova centralità. La propensione a investire nel settore dell’eolico e del fotovoltaico è molto alta sia per i gruppi italiani che per quelli internazionali, in un quadro regolatorio che dovrà “sanare” sia il problema degli incentivi (le aste organizzate dal GSE non stanno andando bene soprattutto per carenza di progetti incentivabili) sia il blocco determinato dalla farraginosità burocratica e amministrativa (in queste settimane un nuovo round di decretazione proprio sulle semplificazioni viene esaminato dal Parlamento).
Ci apprestiamo dunque ad apprezzare quello che significherà per il sistema il recepimento della Direttiva Rinnovabili, con una inevitabile revisione degli obiettivi già inseriti all’interno dell’ormai superato PNIEC. È così che il già sfidante obiettivo di realizzare in 10 anni 30 GW di nuovi impianti fotovoltaici non sarà più sufficiente: il target realisticamente salirà a 70 GW di nuova potenza (così hanno affermato Draghi e Cingolani in Parlamento nel mese di aprile), e allo stesso tempo l’installato eolico dovrà più che raddoppiare, grazie a nuovi impianti e al repowering dell’esistente.
Questo imponente programma stride clamorosamente con i desolanti numeri connessi all’attuale livello di rilascio di autorizzazioni di nuovi impianti FER.
A tutti – istituzioni centrali e regionali, imprese e comunità locali – è richiesto un cambio di prospettiva e di passo: le modalità con cui scrivere norme e regole, pianificare investimenti, gestire impianti e accogliere innovazione e proposte industriali devono essere riconsiderate. Fra i protagonisti del sistema, gli attori ad oggi meno “ingaggiati” (anche politicamente) in questa sfida epocale ci sembrano le Regioni italiane, a maggior ragione se si guarda al concorso di competenze fra Stato e Regioni sulla pianificazione ambientale ed energetica. Le Regioni sono protagoniste del processo autorizzativo e, a seconda dei casi, di quello della valutazione ambientale. La normazione regionale è disomogenea, spesso disallineata a quella nazionale. L’iniziativa politica in taluni casi è insufficiente e in altri è l’incertezza ad essere sovrana. All’interpretazione restrittiva e ondivaga dei vincoli paesaggistici si unisce l’ingiustificata subalternità politica alle opposizioni locali di gruppi di pressione estemporanei. Tutte le Regioni (e ciascuna) dovrebbero invece sentirsi parte del percorso comune segnato dagli obiettivi di decarbonizzazione.
Da queste considerazioni prende le mosse dunque il progetto R.E.gions2030: analizzando puntualmente il comportamento delle Regioni, stiamo costruendo un Indice di performance autorizzativa, capace di comunicare chiaramente a istituzioni, media e pubblico il quadro della diffusione (con le barriere e i ritardi) dello sviluppo delle Rinnovabili nel Paese. R.E.gions elaborerà e comunicherà indici volti a misurare l’effettivo contributo di ciascuna Regione: si valuteranno i rilasci di autorizzazioni, la velocità degli iter, il livello di «intasamento progettuale» e la qualità delle leggi regionali, tenuto conto delle potenzialità di ciascuna Regione e dell’interesse del mercato verso ciascun territorio. Tutto questo verrà misurato con dati puntuali sui singoli processi autorizzativi, evitando il ricorso alle sensazioni e all’aneddotica, che fino ad oggi hanno costituito larga parte della narrazione sulla “questione autorizzativa” in Italia. Lo faremo concentrandoci prima sul fotovoltaico e successivamente sull’eolico, le due tecnologie su cui si sta focalizzando quasi tutta l’attenzione di operatori e investitori istituzionali.
L’obiettivo non è naturalmente quello di “puntare l’indice”, ma piuttosto quello di individuare con precisione – e senza tema di smentita, proprio perché l’analisi sarà basata sui dati – le difficoltà in cui si imbattono gli operatori e gli stessi stakeholder istituzionali, fornendo così alle stesse Regioni un ulteriore strumento di valutazione del proprio operato, anche mediante la comparazione con le esperienze di altri territori.
Buon lavoro a tutti!

