Il freno delle problematiche legate al permitting e dell’elevata burocratizzazione dei procedimenti
In Italia i PPA “si stanno diffondendo a ritmi decisamente più lenti” rispetto al resto d’Europa. Il motivo? “La principale problematica è legata al processo autorizzativo” degli impianti rinnovabili, risponde Simone Rodolfi, Head of Origination and Business Development di AXPO Italia, in questa intervista a R.E.gions2030 in cui approfondisce le opportunità e le potenzialità dello strumento nel mercato italiano. Criticità si riscontrano anche per la diffusione delle Comunità energetiche, non tutte superate dagli schemi di recepimento delle direttive Ue di prossima approvazione, rileva Marco Garbero, General Manager di AXPO Energy Solutions Italia.
- Vista l’esperienza di AXPO nella negoziazione e nello sviluppo di Long term Power Purchase Agreement (LT PPA) nel resto d’Europa, in particolar modo Nordics e Spagna, quali ritenete siano le principali criticità del mercato italiano e le possibili evoluzioni, in linea con i target del Pniec, attualmente in fase di aggiornamento?
SR: La forte collaborazione a livello internazionale con partner operanti nel settore delle fonti rinnovabili ha permesso al Gruppo AXPO di crescere significativamente nel business legato ai LT PPA in quasi tutta Europa. Rispetto ad altri paesi europei, primo tra tutti la Spagna, notiamo che queste forme contrattuali, che rendono finanziabili i progetti di sviluppo di impianti a fonte rinnovabile, nel mercato italiano si stanno diffondendo a ritmi decisamente più lenti.
Ritengo che la principale problematica sia legata al processo autorizzativo. Non passa giorno che non si legga di impianti, anche in fase autorizzativa avanzata, che per qualche motivo subiscono ritardi indefiniti. Senza entrare nel merito dei singoli casi, l’impressione è che tale situazione possa creare un clima di relativa sfiducia tra gli stakeholder in generale (tra cui istituti finanziari, corporate e investitori istituzionali) e che, in mancanza del superamento delle problematiche legate al permitting e all’elevata burocratizzazione dei procedimenti, gli investitori potrebbero decidere di concentrare le proprie risorse in paesi con processi amministrativi più certi, anche a fronte di minori potenzialità del progetto stesso.
Come AXPO Italia continuiamo a credere fortemente nelle potenzialità di sviluppo di LT PPA sul mercato italiano e a lavorare tutti i giorni per fornire investitori e istituti di finanziamento le migliori strutture contrattuali per una corretta allocazione dei rischi confidando che, anche se in ritardo, possa esserci una forte accelerazione nei processi amministrativi e, dunque, nella realizzazione di nuovi impianti traguardando così gli obiettivi di penetrazione di tali fonti rinnovabili che il Governo ha fissato.
- Si sente spesso parlare di Corporate PPA quale strumento innovativo per il coinvolgimento diretto del consumatore finale per supportare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Come valuta AXPO le potenzialità dei Corporate PPA sul mercato italiano?
SR: I corporate PPA (C-PPA), quale modello contrattuale per il coinvolgimento diretto del consumatore finale, sono uno strumento importante per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Pniec. In tal senso, riteniamo siano da considerarsi C-PPA quegli accordi, di natura privata, che consentono la costruzione di nuovi impianti a fonti rinnovabili non incentivati e che sono caratterizzati da forme di correlazione tra il profilo di produzione dell’impianto realizzato e quello di consumo del cliente coinvolto. Siamo da tempo impegnati, come off-taker, nella diffusione di accordi con tali caratteristiche.
AXPO Italia ha un ampio portafoglio di clienti energivori fortemente interessati a questa tipologia di prodotto, specie a fronte dell’accresciuta volatilità, per cui intravediamo un grande potenziale per lo sviluppo di tali contratti seppur alcuni aspetti sono ancora oggetto delle necessarie evoluzioni per la maturazione del settore.
Anche in questo caso la scarsità di impianti a fonte rinnovabile di nuova installazione, legata alle incertezze autorizzative, gioca un ruolo chiave. Ma a questo s’aggiungono un certo livello di confusione sulle strutture contrattuali e la tendenza del consumatore a prediligere, in via generale, contratti di più breve periodo.
- Quali sono i maggiori ostacoli di natura autorizzativa e commerciale che avete incontrato nell’elaborazione di business model legati alle Comunità Energetiche?
MG: Già con l’introduzione della normativa sulle comunità energetiche previste nel Decreto Milleproroghe (2019), AXPO Italia attraverso la sua ESCo AXPO Energy Solutions Italia ha iniziato a ragionare sulle possibili applicazioni di tali configurazioni riscontrando alcune criticità. Attualmente infatti la realizzazione delle cosiddette comunità energetiche consente la condivisione dell’energia prodotta da impianti fino a 200 kW obbligatoriamente connessi alla stessa porzione di rete di distribuzione in bassa tensione. Quest’ultima previsione rappresenta un importante limite tecnico, poiché di fatto limita l’installazione a impianti di più piccola taglia (fino a 100 kW). Un passo avanti sembra sarà fatto con le previsioni contenute negli schemi di recepimento delle Direttive UE di prossima approvazione, che prevedono l’innalzamento della soglia massima di potenza degli impianti fino a 1 MW e l’allargamento del perimetro della configurazione includendo le utenze sottese alla cabina primaria anziché secondaria.
Altro aspetto critico dell’attuale sistema, non superato dagli schemi di recepimento in discussione, è rappresentato dalla necessità di disporre di informazioni relative alle utenze sottese al perimetro di riferimento della comunità: la mancanza di database centralizzati e/o di procedimenti automatizzati comporta tempi lunghi per evadere le richieste che gli operatori rivolgono alle società di distribuzione che dispongono dei relativi dati. Relativamente al business model in sé, considerando i costi e gli incentivi attuali, ci sembra difficile riuscire a garantire contemporaneamente un guadagno per la ESCo che realizza l’impianto e un risparmio tangibile per i membri della Comunità.
- A proposito di sviluppo di soluzioni legate al mondo delle Comunità Energetiche Locali, attraverso AXPO Italia Energy Solutions partecipate al progetto europeo Hestia, in collaborazione con Enea e finanziato dal programma Horizon 2020. Quale la motivazione che ha portato a scegliere proprio il territorio del Comune di Berchidda per la realizzazione di una delle prime configurazioni di questo tipo?
MG: Il progetto Hestia, finanziato dalla Commissione Europea con il programma Horizon 2020, è composto da 19 partner di diverse provenienze europee e prevede la realizzazione di una comunità energetica anche al fine di fornire servizi innovativi quale il demand response. In Italia è stato scelto di sviluPPAre il progetto pilota a Berchidda (SS) che, insieme a quello di Benetutti (sempre in Sardegna), è l’unico Comune a possedere interamente la rete di distribuzione locale affidata all’azienda elettrica comunale. Questo permette di semplificare enormemente l’attività di interazione con gli stakeholder locali e snellire le procedure di autorizzazione con il Comune e di accesso alla rete con il distributore, perché in questo caso i due possiedono un livello di coordinazione che non abbiamo riscontrato nelle nostre attività altrove, specialmente in grandi città.
Simone Rodolfi
Marco Garbero

