Più risorse e attenzioni ai territori per velocizzare gli iter: le voci degli assessori al convegno R.E.gions2030. Pili (Sardegna) critica sull’accentramento. Le posizioni su Fer, moratorie e paesaggio
di Alfredo Spalla pubblicato su Quotidiano Energia
“Non è corretto pensare che si possa accelerare solo accentrando”. Con questo pensiero Anita Pili, assessora all’Industria della Sardegna e coordinatrice della commissione della Conferenza della Regioni che si occupa di energia, ambiente e sostenibilità, ha sintetizzato la posizione di tanti territori coinvolti nella sfida della transizione energetica.
L’occasione è arrivata nel corso del convegno organizzato ieri a Roma da R.E.gions2030, l’iniziativa promossa da Public affairs advisors ed Elemens con la media partnership di Quotidiano Energia.
La mattinata di lavori, tenutasi al Palazzo Colonna Coffee House e intitolata “Le Regioni alla prova delle rinnovabili e della transizione”, è stata caratterizzata dagli interventi di numerosi rappresentanti regionali e dalla presenza delle imprese partner del progetto.
Dopo i saluti introduttivi di Giovanni Galgano, managing director di Public affairs advisors, la presentazione del report di Tommaso Barbetti, partner Elemens e l’intervento di Massimiliano Atelli (leggi l’articolo dedicato), presidente delle commissioni Via-Vas e Pnrr-Pniec, si è passati ad ascoltare le testimonianze e le richieste delle Regioni, in vari momenti di confronto che sono stati moderati da Romina Maurizi, direttrice di Quotidiano Energia.
“È chiaro che è necessario semplificare e accelerare le procedure autorizzative, ma accentrare non è la soluzione, soprattutto se si accentra senza accompagnare gli enti e le istituzioni che devono poi esprimere un parere e quindi dare corso alla pratica che viene autorizzata”, ha spiegato Pili a QE a margine dell’evento dopo aver esposto il pensiero nella tavola rotonda “Sfide, vincoli e opportunità del fotovoltaico visti dai territori”.
“Il rilievo – precisa l’assessora della Sardegna – è in relazione al fatto che autorizzare a livello centrale, quindi a livello governativo, in assenza di risorse in ambito locale non porta certo ad accelerare la realizzazione delle opere”. È dunque “necessario fare un percorso insieme per migliorare la struttura autorizzativa della PA” rafforzandola con nuovi innesti, come peraltro osservato anche da Atelli che ha parlato di “un problema reale, forse fra i primissimi per importanza” da affrontare.
Per Pili esiste però anche un problema di carattere politico nell’accentramento. “Non portiamo le decisioni dal livello governativo alla pianificazione territoriale in assenza di un accordo con le Regioni e i Comuni dove l’opera deve essere inserita. È necessario che sindaci e Regioni abbiano la possibilità di poter decidere quali progetti inserire nel proprio territorio”, ha aggiunto parlando con QE.
Nel proprio intervento la rappresentante della Conferenza delle Regioni in tema di energia ha commentato la metanizzazione della Sardegna, ribadendo la posizione espressa di recente sul testo provvisorio del Dpcm: “La Sardegna non ha mai portato a compimento il progetto di metanizzazione dell’Isola. Oggi, secondo una bozza di Dpcm, non potremmo portarla a compimento e limiteremmo gli oltre 100 milioni di euro pianificati, avendo di fatto una Sardegna di ‘serie A’ e una di ‘serie B’. Questo crea un problema di sperequazione. Noi vogliamo guardare avanti e tendere al ‘tutto rinnovabili’ ma abbiamo bisogno che la transizione si compia senza penalizzare le nostre industrie”.
Una maggiore attenzione alle richieste del territorio è giunta anche da Raffaele Cattaneo, assessore all’ambiente e clima della Lombardia, e da Gianni Lampis, assessore all’ambiente della Sardegna. Quest’ultimo ha sostenuto che siamo davanti a “un errore” poiché “portare in diminuzione il numero di giorni (per le autorizzazioni, ndr) è solo un modo per appesantire il lavoro (degli uffici regionali, ndr)”. Lampis è stato critico anche sul tema del fotovoltaico in agricoltura – “stiamo provando a gestire una fase che non è codificata” – e sui reclutamenti di personale tramite il Pnrr. “Gli esperti del Pnrr vengono solo per fare consulenza”, ha detto l’assessore, riaprendo la questione delle spese ammissibili per il Piano di ripresa in fase di programmazione (QE 19/1).
Il tema della carenza di organico nelle amministrazioni rappresenta un vulnus anche secondo Francesca De Falco, dirigente servizio energia della Regione Campania. Molto più netto il giudizio di Quintino Pallante, assessore all’energia del Molise, che interrogato sul punto ha parlato di una situazione dell’organico “disastrosa” nella sua realtà. Dal punto di vista normativo, il rappresentante molisano ha invece preannunciato la volontà di rimuovere la legge che pone a 500 MW il limite dello sviluppo del fotovoltaico a terra nella Regione. Il riferimento è al combinato della legge Regionale n. 22 del 7 agosto 2009 e delle Linee guida regionali allegate alla Dgr n. 621/2011.
Roberto Morroni, vicepresidente dell’Umbria e assessore all’ambiente, all’agricoltura e alle energie rinnovabili, ha invece difeso il provvedimento regionale che limita la percentuale del solare sui territori agricoli. “Lo riteniamo necessario per preservare l’identità del nostro paesaggio e perché reputiamo che i terreni agricoli siano orientati prevalentemente all’attività agricola”, ha spiegato Morroni riferendo però che l’Umbria “guarda con molto interesse alle Comunità energetiche”.
Roberta Lombardi, assessora alla Transizione ecologica e digitale del Lazio, ha annunciato i progressi sull’eolico offshore di Civitavecchia e confermato che la moratoria per le Fer si concluderà entro aprile. Ha definito “ambizioso” il Piano energetico regionale, “in procedura di pre-assoggettabilità alla Vas per ciò che cambia”, e che è stato costituito il gruppo tecnico per le aree non idonee.
Daniela Baglieri, assessora all’energia della Sicilia, quanto a una possibile maggiore ambizione del Piano regionale ha osservato che “quantomeno siamo una Regione con un documento approvato e un quadro chiaro su ciò che si vuole fare”. Ha però ricordato gli impegni sull’idrogeno (verde e blu) e lanciato l’idea che oltre a un “RepowerEU”, l’ultimo pacchetto della Commissione Ue per far fronte alla crisi energetica derivante dal conflitto russo-ucraino, ci sia bisogno di un “Repower Italy” e un “Repower Regions” per affrontare la transizione nel Paese. Inoltre ha posto l’accento sulla disconnessione delle isole maggiori che in questo frangente “pagano” di più il caro-energia.
Le conclusioni sono state affidate a Renzo Tomellini, capo segreteria tecnica del ministro della Transizione ecologica, che ha ringraziato il monitoraggio di Regions poiché aiuta nella “presa di coscienza sull’inevitabilità” di agire e nel “vedere i colli di bottiglia”, che “sono tanti e vanno rimossi”.

