di Tommaso Barbetti, Partner di elemens
Misurare fenomeni complessi è uno degli esercizi più ardui a cui un osservatore si possa trovare di fronte: significa ricondurre quegli stessi fenomeni, tipicamente connotati da elementi “qualitativi”, a grandezze univoche, in modo da consentirne la comparazione tra di loro.
Certamente, il ruolo di ciascuna Regione nel processo di transizione verso un sistema decarbonizzato può essere indicato come un fenomeno complesso e, pertanto, difficile da misurare. È infatti definibile come la somma di diversi elementi, quali ad esempio: la qualità della normativa regionale, il track record sugli impianti da fonti rinnovabili, il grado di attrattività nei confronti degli investitori, il livello di programmazione sul futuro. A loro volta, tali elementi non sono di immediata misurazione, contenendo infatti elementi puramente qualitativi (si pensi alla qualità della legislazione regionale) a cui pertanto è complesso attribuire una grandezza numerica.
Tuttavia, uno degli obiettivi del progetto R.E.gions2030 è proprio quello di spostare un dibattito “iperqualitativo” come quello relativo alla questione autorizzativa su un piano quantitativo e, appunto, di misurabilità – da qui l’idea di creare uno o più indicatori sintetici che consentano in qualche modo di comparare il ruolo di ciascuna Regione, senza puntare l’indice contro nessuno ma al tempo fornendo una fotografia quanto più fedele delle difficoltà incontrate dagli operatori e delle barriere di oggi al processo di decarbonizzazione.
È così che abbiamo immaginato di attribuire a ciascuna Regione una serie di valutazioni “quantitative”: una prima, relativa al ruolo svolto fino al 2020, andando a misurare il livello di installazioni rispetto al totale nazionale e agli obiettivi dei vecchi piani energetici, anche tenuto conto delle caratteristiche della Regione; una seconda, connessa alla pianificazione degli obiettivi al 2030, valutando la presenza o meno di un piano energetico aggiornato e la congruità degli eventuali obiettivi al 2030 in esso contenuti; una terza, riguardante l’attrattività della Regione verso operatori e investitori, contando una ad una le istanze di autorizzazione presentate negli ultimi 3 anni; una quarta, volta a misurare la performance autorizzativa, ottenuta identificando lo stato di avanzamento di ciascun progetto per cui è stata fatta istanza negli ultimi 3 anni; ed infine, una quinta, connessa ad aspetti generali di business environment, volta a valutare in termini generali l’operato della Regione agli occhi degli operatori (in termini di legislazione regionale, di collaborazione degli uffici, di tempistiche di risposta, ecc – tale ultima valutazione è effettuata mediante una survey con i partner dell’iniziativa).
Come ogni misurazione complessa, non ci aspettiamo che sia perfetta o che catturi ogni sfumatura, né che la loro somma debba tradursi nella lista dei buoni e dei cattivi. Certamente però lo sforzo è quello di includere nella valutazione quanti più elementi possibili e, per una volta, di farlo risalendo ai numeri di tutti i processi autorizzativi. Parafrasando: ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma non ai propri numeri.

