di Jacopo Giliberto Pubblicato su il Sole 24 Ore
Impegni coraggiosi, promesse impegnative, la tutela del clima, il futuro dell’energia;
poi — quando si disperde il blablà dei proclami e delle sfilate di protesta — è ancora
fermo negli uffici pubblici in attesa di risposta il 91% delle richieste di nuovi
impianti eolici presentate a partire dal 2017. Ripetizione: il 91%.
Per arrivare all’obiettivo che l’Italia si è data per l’energia estratta dal vento,
bisognerebbe alzare eliche sulle creste delle colline e al largo nel mare per circa
mille megawatt l’anno ogni anno. In tutto, dal 2017 a oggi sono stati autorizzati 639
megawatt contro i mille da costruire ogni anno. In Sardegna un’autorizzazione,
quando arriva, arriva dopo più di 9 anni quando le istallazioni proposte un
decennio prima sono già nella preistoria tecnologica e bisogna riprogettare daccapo
l’impianto secondo nuovi standard.
Sono alcuni dei dati dello studio di Regions2030 realizzato dagli esperti di
economia dell’energia del think tank Elemens insieme con Public Affairs Advisors.
La prima parte della ricerca riguardava il segmento fotovoltaico; ora è pronta la
sezione sull’energia eolica.
A passo di lumaca
Dal 2017 il via libera ai grandi impianti eolici di taglia industriale passa per
l’autorizzazione unica dopo la procedura di valutazione di impatto ambientale (Via)
al ministero della Transizione ecologica. Dal 2017 con le nuove regole le aziende
hanno presentato progetti complessivi per 20mila megawatt, il doppio delle
necessità stimate in nuovi 12.300 nuovi megawatt, il doppio degli impianti oggi in
funzione per 10.400 megawatt.
Il numero spropositato di proposte presentate, il doppio del necessario, è un effetto
della paralisi. Molte aziende elettriche, nella speranza che almeno uno dei progetti
riesca a passare le forche caudine dell’autorizzazione, presentano istanze-fotocopia
localizzate su crinali diversi.
Prime e ultime fra 11 Regioni
Nel Rapporto Elemens sono state valutate le 11 Regioni, quelle dove spira un po’ di
vento: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria,Molise, Puglia,
Sardegna, Sicilia e Toscana. Le altre regioni non hanno né vento né progetti
sufficienti.
Chi ferma i progetti? Non il ministero della Transizione ecologica. La resistenza più
furiosa alle eliche è opposta durante la procedura di Via dalle Regioni e dalle
sovrintendenze del ministero della Cultura.
Su 42 pareri espressi dalle Regioni 41 sono negativi.
Su 45 pareri espressi dal ministero della Cultura, 35 sono negativi. Il paesaggio non
si tocca.
Le Regioni migliori più veloci sono Abruzzo (in media un anno) e Sicilia (un paio
d’anni). Le più lente Calabria (in media più di 7 anni) e la Sardegna (9 anni).
Osserva Tommaso Barbetti di Elemens, che ha coordinato la ricerca: «I fronti sono
due. Un primo riguarda i progetti da autorizzare, quasi tutti bloccati nel processo
Via nazionale: i provvedimenti rilasciati si contano sulle dita di una mano, anche
per effetto dei pareri di Regioni e Ministero della Cultura, negativi nella quasi
totalità dei casi. Il secondo fronte riguarda i progetti già autorizzati: ci sono circa
mille megawatt che, già autorizzati, non possono partecipare alle aste del Gse
perché in attesa di proroghe e varianti che la lunghezza delle procedure hanno reso
indispensabili». Aggiunge Giovanni Galgano di Public Affairs Advisors: raggiungere
gli obiettivi «è una sfida enorme».
Fonte: Il Sole 24 Ore

