di Ksenia Balanda, Direttore generale partenariato Renantis-BlueFloat Energy per l’Italia
Il Rapporto Strategico della Floating Offshore Wind Community – iniziativa di The European House – Ambrosetti in collaborazione con Renantis, BueFloat Energy, Fincantieri e Acciaierie d’Italia – presentato lo scorso 2 febbraio a Roma ha evidenziato come l’Italia è il terzo mercato mondiale per lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, con un potenziale di 207,3 GW e Sardegna, Sicilia e Puglia tra le aree di maggiore potenzialità. Non solo, la creazione di una filiera nazionale per questa tecnologia potrebbe generare un valore aggiunto cumulato tra il 2030 e il 2050 pari a 57 Mld€, con l’attivazione di filiere sul territorio nazionale e conseguenti ricadute occupazionali: nell’ipotesi di realizzare 20 GW al 2050, si potrebbero generare circa 27 mila nuovi occupati in Italia al 2050. L’Italia ha quindi tutte le carte in regola per attrarre cospicui investimenti; prova ne sia che la partnership tra Renantis e BlueFloat Energy sta sviluppando 6 parchi eolici marini galleggianti a largo delle coste della Puglia, Calabria e Sardegna, per un investimento complessivo di 18 miliardi di euro e una capacità installata di 5.500 Megawatt. Sono già stati investiti svariati milioni di euro, a dimostrazione del fatto che crediamo nelle potenzialità del Paese; poche settimane fa abbiamo presentato la domanda di VIA per il progetto Odra, in Puglia, ed è in dirittura d’arrivo anche la presentazione dello studio di impato ambientale per l’altro progetto pugliese, Kailia.
Ciò nonostante, mentre i leader globali puntano con decisione su questa tecnologia fissando ambiziosi target al 2030 e al 2050, la bozza di aggiornamento del nostro Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede che solo il 2% dell’obiettivo di potenza rinnovabile elettrica installata al 2030 provenga da impianti eolici offshore, a riprova del fatto che questa tecnologia è ancora considerata residuale in Italia (almeno per il 2030). Al contrario, è urgente invertire la rotta perché all’eolico marino galleggiante venga riconosciuto un ruolo centrale nell’energy mix nazionale. E questo sia in vista degli obettivi climatici sia – e soprattutto – per azzerare o quanto meno ridurre drasticamente la cronica dipendenza energetica dell’Italia. In tal senso lo Studio Ambrosetti identifica in almeno 20 Gigawatt una dimensione appropriata al 2050 per beneficiare delle economie di scala, pur trattandosi di un target inferiore rispetto all’effettivo potenziale del Paese. La definizione di un target di questa natura sarebbe un segnale chiaro agli investitori su dove si vuole andare, e in tal senso è una condizione necessaria per uno sviluppo serio di questa tecnologia; condizione necessaria che, tuttavia, rischia di non essere sufficiente se non si definiscono le regole del gioco; ci troviamo in un contesto globale in cui gli investitori vanno dove trovano le migliori condizioni di investimento, condizioni che in questo momento in Italia non ci sono ancora del tutto perché manca lo strumento necessario, ossia un meccanismo di tariffe competitive, fondamentali per consentire agli operatori industriali e finanziari di investire. Né va dimenticato che stiamo parlando di investimenti che, per dimensioni, tempistiche e complessità tecnologica, hanno bisogno di economie di scala sia in termini di singoli progetti sia in termini di industria che li deve realizzare. Bisogna fare presto. Sono circa quattro anni che si parla e circolano bozze del decreto FER2, continuare a rinviarne l’approvazione mina la credibilità del Paese. Occorre accelerare il processo decisionale per arrivare in tempi rapidi alla sua approvazione.
Le sfide che abbiamo dinanzi a noi richiedono un approccio sistemico e una visione la cui parola d’ordine non può che essere una: neutralità tecnologica, ossia sfruttare il contributo sinergico e complementare di tutte le tecnologie pulite disponibili. Tra queste, l’eolico marino galleggiante ha e avrà sempre più un ruolo chiave, con benefici che vanno ben oltre l’ambito energetico configurandosi come un’opportunità di sviluppo industriale e crescita economica.

