“La semplificazione non si trasformi in una sottovalutazione dell’impatto degli impianti”. Il passo in avanti? “A fronte di un no a una tecnologia Fer la Regione avanzi una proposta alternativa con lo stesso valore di sostituzione fossile”. Intervista di Quotidiano Energia alla ministra per gli Affari regionali.
“La transizione ecologica necessita di un’articolazione differenziata per territori e aree in modo da valorizzare le particolarità e le opportunità locali”. A sostenerlo la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, riconoscendo che il tema autorizzativo “è certamente migliorabile”, ma “non si potrà mai fare a meno di una valutazione degli Enti territoriali” sulle proposte. E come esempio di “rapidità decisionale” da non replicare fa il caso del grande FV a terra in aree agricole. Un percorso condiviso Stato-Regioni sarà inoltre importante per l’attuazione del Pnrr, sottolinea Gelmini in questa intervista rilasciata a Quotidiano Energia nell’ambito di “R.E.gions2030”, l’iniziativa lanciata da Elemens e Public Affairs Advisors con QE media partner.
Con l’emergenza Covid il suo ministero ha avuto un ruolo di raccordo importante tra Stato e Regioni. Un allineamento e condivisione di strategia tra i diversi livelli decisori sarà indispensabile anche per il percorso di transizione ecologica che sconta spesso ostacoli sul territorio. Come si può far marciare il Paese tutto insieme verso gli obiettivi di decarbonizzazione?
L’Italia è ricca di diversità. È un Paese che si estende da Nord a Sud con grande varietà ambientale. È la fortuna di questo Paese ed è un valore che non può essere trascurato. Perciò il tema della transizione ecologica necessita di un’articolazione differenziata per territori e aree in modo da valorizzare le particolarità e le opportunità di carattere locale. Per esemplificare, in Pianura Padana non c’è disponibilità di vento, e quindi non si potrà pensare alla realizzazione di pale eoliche, ma c’è grande disponibilità di sottoprodotti agricoli e forestali che devono essere valorizzati e possono contribuire in modo sostanziale alla transizione energetica, ovviamente a condizione che si utilizzi la tecnologia, già esistente e diffusa in Europa, per salvaguardare la qualità dell’aria.
Per velocizzare l’autorizzazione di nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili il Governo ha appena varato il decreto Semplificazioni: “regole forti ma non c’è un piano B” per il ministro della Transizione; disposizioni troppo timide invece secondo gli operatori del settore energetico. Qual è il suo punto di vista? Basteranno nuove norme?
Il tema autorizzativo è certamente migliorabile e ha rappresentato spesso un ostacolo che ha provocato ritardi in un’area di intervento che, invece, avrebbe necessità di accelerare. Occorre però che la semplificazione auspicata non si trasformi in una sottovalutazione dell’impatto oggettivo degli impianti. I grandi parchi fotovoltaici installati a terra in passato e che sottraggono terreno fertile alle coltivazioni non sono un esempio di rapidità decisionale da seguire. Quindi è indispensabile accelerare e semplificare l’iter autorizzativo per gli impianti, ma non si potrà mai fare a meno di una valutazione degli Enti territoriali sull’opportunità delle proposte.
Credo che il vero passo in avanti verrebbe richiedendo, a fronte di un parere negativo per impatto ambientale di una determinata tecnologia, di ottenere dalla Regione competente territorialmente una proposta alternativa che utilizzi una diversa fonte rinnovabile con lo stesso valore di sostituzione fossile, mantenendo quindi la focalizzazione sui risultati nella diversità di opportunità locali.
Un altro fronte importante per il rapporto Stato-Regioni è legato all’attuazione del Piano di ripresa con la quota parte maggiore dei fondi europei destinata proprio alla transizione ecologica. Ci saranno delle condizionalità alle Regioni per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr? Verrà creato un sistema di monitoraggio?
Nell’ottica di una collaborazione nell’individuazione delle risorse da valorizzare territorialmente, è necessario che il valore in termini di energia risparmiata e sostituita con fonti rinnovabili sia un obiettivo condiviso con le Regioni.
Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima che è superato nei contenuti e presenta certamente un orientamento che va corretto, prevedeva già la responsabilità solidale delle Regioni con il raggiungimento degli obiettivi nazionali. Naturalmente la responsabilità solidale sui risultati, che vanno misurati, prevede un coinvolgimento sulla valutazione delle opportunità da parte degli Enti territoriali che dovranno essere attori e non spettatori della transizione.
Quali rappresentanti del territorio saranno ammessi al tavolo permanente sul Pnrr previsto dal DL sulla Governance e le Semplificazioni? Anche alcune associazioni ambientaliste richiedono di farne parte per avere voce su transizione e tutela del paesaggio.
La composizione del tavolo permanente deve essere oggetto di condivisione con gli Enti territoriali. la particolare importanza di questo confronto è insita nel peso strategico delle scelte che si faranno e nel valore economico in gioco, ricordo che parliamo di quasi il 40% delle risorse totali messe in campo per i prossimi 5 anni.
Dovremo tracciare un piano, dando contenuti alle azioni da realizzare. Si tratta del “next generation act”. Assumiamo la responsabilità di consegnare alla prossima generazione, ai nostri figli, un Paese sostenibile ambientalmente ed è pensando a come saremo giudicati dalle prossime generazioni che dobbiamo valutare, ora, ogni aspetto delle nostre azioni.

