di redazione R.E.gions2030
Mentre a Glasgow la società delle nazioni chiamava a raccolta il mondo intero sull’emergenza climatica, in Italia alcune regioni cercavano espedienti per non fare la propria parte rispetto al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla comunità Internazionale, dall’Unione Europea e dalla Repubblica italiana, riaffermando la necessità di realizzare all’uopo impianti di generazione FER.
Il Lazio di Zingaretti approvava una moratoria sulle autorizzazioni delle rinnovabili pendenti giustificandola con la necessità di un temporaneo stop utile all’identificazione delle aree idonee. Eugenio Giani, presidente della Toscana, parlava invece di “invasione” a proposito di appena 25 km2 (pari all’estensione del comune di Montelupo Fiorentino) di fotovoltaico da installare nel territorio regionale che misura 22.985 km². Sostenendo implicitamente che una grande regione europea come la Toscana non può dedicare lo 0,1% del suo territorio all’energia prodotta dal sole. La Regione Molise, invece, già nel maggio scorso aveva deciso di anticipare le feste per gli avvocati amministrativisti inviando ad una decina di società sviluppatrici una missiva che farà scuola e (presto) anche giurisprudenza.
Per sommi capi la lettera avvertiva quelle società che a fine 2020 e inizio 2021 avevano legittimante e a normativa vigente fatto istanza per la realizzazione di un parco fotovoltaico che per il combinato disposto di due norme regionali (dell’art. 3 c.2 della legge Regionale n. 22 del 7 agosto 2009 e del punto 14.3 delle Linee Guida Regionali allegate alla D.G.R. n. 621/2011) non era possibile dare esecuzione all’avvio del loro procedimento “atteso che la domanda complessiva di installazione di impianti fotovoltaici a terra in Molise è superiore alla soglia dei 500 MW”.
L’art. 3 c.2 della legge Regionale molisana n. 22/2009 dispone infatti che sull’intero territorio Regionale è consentita l’installazione di impianti fotovoltaici a terra fino al raggiungimento della potenza complessiva di 500 MW mentre al punto 14.3 delle Linee Guida della Regione Molise allegate alla D.G.R. n. 621/2011 dice che “Il procedimento viene avviato sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle istanze di autorizzazione, tenendo conto della data in cui queste sono considerate procedibili ai sensi delle leggi Nazionali e Regionali in materia di energia”.
“Considerato poi – così recitava la missiva del Servizio Programmazione Politiche Energetiche – che al raggiungimento della soglia di saturazione restano autorizzabili ulteriori 388,869 MW e che nell’arco del solo 2020 sono pervenute istanze con richiesta di installazione per una potenza di 525,704 MW (…) I procedimenti eccedenti la soglia di saturazione individuati dalla riga 16 in poi della tabella sopra indicata – allegava la tabella con tutti i 26 progetti pendenti – verranno attivati alla conclusione dei precedenti procedimenti nella misura in cui viene liberata potenza”. Infine, concludeva la lettera, “ci si riserva di comunicare l’avvio del procedimento al verificarsi delle circostanze descritte in precedenza”.
Saranno i tribunali amministrativi a cui molte società stoppate si sono frattanto rivolte a stabilire se l’iniziativa di maggio del Dipartimento Governo del territorio della Regione Molise sia stata conforme alla legge. Ci limitiamo qui a segnalare che qualche settimana fa alcune di queste aziende messe in mora (“in attesa che le circostanze si fossero verificate” e cioè che si “liberasse potenza”) hanno frattanto ricevuto un’ulteriore lettera che le informava che il loro progetto non era al momento autorizzabile in quanto eccedente la soglia consentita. Di conseguenza, il procedimento si sarebbe concluso negativamente. Tanti saluti.
Per verificare se l’iniziativa della Regione Molise sia stata pensata ad inizio 2021 per realizzare parchi fotovoltaici o per ostacolarli), basterà verificare se i progetti presentati in data anteriore (e fino a raggiungere la potenza di 500 MW dagli attuali 111 in esercizio) a quelli delle società messe in mora e poi rigettati sono stati nel frattempo autorizzati o abbiano almeno ricevuto valutazione ambientale positiva. Ma (ecco la prova del 9) ad oggi non risulta che questo stia avvenendo con ritmi e modalità differenti che in passato.
Al di là dei destini dei singoli procedimenti (che appunto impegneranno avvocati e giudici), ciò che rileva a nostro giudizio è la concezione che la Regione Molise (o forse la sua burocrazia interna) – come già molte altre regioni – hanno dello sviluppo delle rinnovabili nonché il grado di consapevolezza del rinnovato contributo che si deve tributare alle sfide globali, europee e nazionali.
Si pensi infatti che proprio l’art. 1 della norma molisana del 2009 (quella utilizzata per rigettare le istanze) dichiarava le finalità che il corpo legislativo si proponeva e, cioè, il “(…) perseguimento dello sviluppo sostenibile fissato negli accordi di Kyoto e di Johannesburg, (…) lo sfruttamento delle energie rinnovabili (…) attraverso la realizzazione di impianti meno impattanti e più produttivi”. I 500 MW di quota molisana si riferiscono infatti ad un “burden sharing” di accordi vecchi ad oggi 19 e 24 anni e comunque nel 2021 mai neanche sfiorati (dal 2009 ad oggi a fronte di un contingente PV di 500 MW l’installato è appena di 111 MW e con una lunga fila di istanze ferme).
Il Molise, regione molto attrattiva per il fotovoltaico nonché per sperimentare nuove forme di convivenza tra PV e agricoltura (dato l’assetto dell’economia locale) di fatto blocca l’energia solare sulla base di un modo ormai anacronistico di intendere lo sviluppo delle FER, di sicuro non in linea con i propositi della COP26.
Mentre si chiede a ciascuna regione di darsi ancor più sfidanti obiettivi (oltre a raggiungere quelli vecchi) l’amministrazione regionale usa le proprie norme superate dai piani nazionali e vecchi contingenti ormai insufficienti per mettere in mora gli sviluppatori e di fatto per allontanarli?
Il DM di cui all’art. 20, comma 1 e 2 del d. lgs. di recepimento della RED II ripartirà anche la quota di FER di cui al “nuovo” PNIEC tra le Regioni, di fatto superando quanto previsto dal DM Burden Sharing e spingendo quindi le regioni ad un rinnovato impegno sullo sviluppo delle rinnovabili.

