di Redazione
Cosa ne pensa il Gruppo FERA del contesto energetico italiano e come si aspetta evolverà nei prossimi 5 anni?
Il contesto energetico italiano è oggi caratterizzato da una complessità strutturale che deriva da più fattori: un quadro normativo in continua evoluzione, dinamiche autorizzative non sempre lineari e una forte pressione sugli asset, in particolare sui terreni, che ha generato distorsioni nel mercato dello sviluppo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita molto rapida delle rinnovabili, spinta da obiettivi ambiziosi e necessari, ma non sempre accompagnata da strumenti in grado di selezionare efficacemente la qualità industriale degli operatori. Questo ha favorito, in alcuni casi, logiche speculative che hanno contribuito ad aumentare i costi e a rendere meno efficiente l’intero sistema.
Guardando ai prossimi cinque anni, riteniamo che il settore sia destinato a entrare in una fase di maggiore maturità. Ci aspettiamo un processo di razionalizzazione e aggregazione, con una progressiva uscita dal mercato degli operatori meno strutturati e un rafforzamento di quelli con una visione industriale di lungo periodo. In questo contesto, anche il fotovoltaico potrebbe vivere una fase di assestamento fisiologico, legata non tanto a una riduzione del potenziale quanto alla necessità di bilanciare la spinta allo sviluppo delle FER prevista dal PNIEC con una gestione più attenta del rischio prezzo, della rete e dell’esposizione al mercato.
Nel complesso, immaginiamo un sistema più selettivo, più efficiente e più coerente, in cui la qualità dei progetti, la solidità finanziaria e la capacità di integrazione diventeranno fattori sempre più determinanti.
Con quale strategia il Gruppo FERA intende approcciare le volatilità del mercato? Quali le ambizioni di crescita in un contesto così complesso e mutevole? Criticità o opportunità?
La strategia del Gruppo FERA per affrontare la volatilità del mercato si basa su un principio chiave: la diversificazione. Diversificazione geografica, tecnologica e di modello di business. Storicamente presenti soprattutto nell’eolico, con una presenza mirata in alcune regioni italiane e una quota residuale in biogas e idroelettrico, oggi stiamo ampliando in modo deciso il nostro perimetro di attività, investendo anche in fotovoltaico e sistemi di accumulo (BESS), con un approccio sempre più integrato.
Parallelamente, la nostra crescita guarda oltre il mercato domestico, con un focus rilevante sul continente australe, dove vediamo opportunità interessanti in termini di sviluppo e complementarità delle fonti.
In un contesto caratterizzato da regole in continua evoluzione e da scenari difficili da prevedere, scegliamo consapevolmente di leggere la complessità come un’opportunità. È nei momenti di maggiore incertezza che emergono le competenze, la capacità di adattamento, la resilienza e l’efficienza industriale. Per il Gruppo FERA questo significa puntare su modelli di business solidi, meno speculativi e più orientati al lungo periodo, capaci di creare valore anche in condizioni di mercato non favorevoli.
Il Gruppo FERA è attivo non solo nella produzione di energia, ma anche nella vendita di energia elettrica e servizi. Qual è l’obiettivo di questa integrazione verticale sulla catena del valore?
L’integrazione verticale della catena del valore è per il Gruppo FERA una scelta strategica di lungo periodo. In un mercato dell’energia sempre più competitivo e volatile, limitarsi al solo ruolo di produttore espone a rischi crescenti e riduce la capacità di governare la creazione di valore. Integrare significa invece recuperare controllo, flessibilità e resilienza.
Per noi, integrazione significa chiudere il cerchio: produrre energia rinnovabile e riuscire a valorizzarla direttamente attraverso la vendita di energia elettrica e l’offerta di servizi. Questo approccio consente non solo di ridurre le inefficienze di sistema, ma anche di migliorare la gestione del rischio e l’equilibrio tra domanda e offerta, in un contesto in cui strumenti come PPA, accumuli e flessibilità diventeranno sempre più centrali.
Il Gruppo FERA, pur nascendo come IPP, ambisce a evolvere verso una utility moderna, capace di posizionarsi nel mercato energetico italiano con soluzioni non convenzionali e orientate al cliente. L’obiettivo finale dell’integrazione non è esclusivamente economico, ma anche culturale: costruire processi efficienti e una relazione con il cliente che non sia solo transazionale, ma basata su consapevolezza, trasparenza e partecipazione.
Siamo convinti che oggi la scelta di un fornitore di energia passi sempre meno dal solo prezzo e sempre più dalla qualità del progetto industriale, dalla credibilità dell’operatore e dalla capacità di dimostrare come quell’energia viene prodotta.
Quanto è importante il Territorio nel vostro lavoro? Che ruolo attribuisce il Gruppo FERA alle comunità locali?
Il territorio è un elemento strategico centrale per il Gruppo FERA. Le rinnovabili non sono infrastrutture astratte: si inseriscono in contesti reali, fatti di comunità, economie locali e paesaggi. Ignorare questa dimensione significa compromettere la sostenibilità dei progetti nel medio-lungo periodo.
Se parliamo di transizione energetica in senso generale, è difficile individuare un unico abilitatore. Ma se parliamo di una transizione condivisa, duratura e realmente efficace, il ruolo delle comunità locali diventa fondamentale. Senza il coinvolgimento del territorio, la transizione rischia di trasformarsi in un processo imposto, generando conflitti e rallentamenti.
Il Gruppo FERA attribuisce alle comunità locali un ruolo attivo. Crediamo che il dialogo, l’ascolto e la trasparenza non siano solo strumenti di consenso, ma leve strategiche per migliorare la qualità dei progetti e rafforzarne l’accettabilità sociale. Il territorio, se correttamente coinvolto, non è un vincolo, ma una risorsa.
In questo senso ci riconosciamo molto nel proverbio africano citato dal Presidente Mattarella durante il vertice Italia–Africa di gennaio 2024: “Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai con qualcuno.”
La nostra ambizione non è andare semplicemente veloci, ma andare lontano, costruendo insieme ai territori un percorso di transizione energetica solido, condiviso e credibile.

