a cura di A2A
L’attuale scenario di crisi geopolitica ed energetica sta facendo crescere la consapevolezza della necessità di accelerare il percorso verso la transizione ecologica. Andando oltre la drammatica contingenza, la lotta al cambiamento climatico e la decarbonizzazione dei consumi rappresentano ormai diffusamente obiettivi imprescindibili che richiedono impegno e risorse. L’Europa fissa target sfidanti a cui anche l’Italia deve tendere, sfruttando soprattutto le proprie “materie prime”: mai come oggi è quindi necessario un cambio di paradigma.
Secondo quanto rileva il Position Paper “Verso l’autonomia energetica italiana: acqua, vento, sole, rifiuti, le nostre materie prime”, che abbiamo elaborato insieme a The European House-Ambrosetti, l’Italia figura al secondo posto in Europa per disponibilità di risorse rinnovabili sul proprio territorio, ma solo al 23esimo per autonomia energetica, producendo appena il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%. Attivando al massimo queste fonti potremmo ridurre sensibilmente la nostra dipendenza dall’approvvigionamento estero.
Lo studio ha fatto emergere quanto strategico sia, in un contesto di questo genere, il ruolo che le Regioni italiane giocano nella piena valorizzazione di quelle fonti energetiche autoctone che possono rendere l’Italia uno dei Paesi guida in Europa. Attivando il potenziale dei suoi territori, a partire dalle loro specificità, l’Italia riuscirebbe infatti a quasi triplicare i livelli attuali di autonomia energetica (salendo dal 22,5% al 58,4%), con un incremento di circa quattro volte rispetto a quanto registrato negli ultimi 20 anni.
Il documento quantifica quindi le opportunità di sviluppo in ciascuna Regione attraverso un’analisi approfondita delle loro caratteristiche. Le fonti energetiche disponibili – acqua, vento, sole e rifiuti – sono state identificate alla luce delle tecnologie correnti e dei vincoli normativi e strutturali in essere, e, stando ai dati raccolti, l’Italia sarebbe in grado di aumentare la produzione da fonti di energia rinnovabili secondo questi valori: +105,1 GW di energia solare (quasi 5 volte la capacità odierna), +21,1 GW di energia da fonti eoliche (quasi 2 volte la capacità oggi installata), + 3,3 GW di energia idroelettrica (oltre il 20% in più di quanto utilizzato al momento).
In particolare il 95% dell’opportunità di sviluppo per l’eolico, per 1/3 proveniente da attività di revamping e repowering degli impianti già esistenti, e il 60% della potenza solare addizionale, attraverso installazioni su tetti e impianti a terra, si concentrano al Centro Sud.
Oltre ad acqua, sole e vento, anche i i rifiuti vanno considerati come materia prima autoctona e una loro gestione efficiente può contribuire a ridurre le emissioni di CO₂, promuovere il riutilizzo di materia in ottica circolare, abbattere il conferimento in discarica e abilitare generazione elettrica arrivando a coprire circa il 2% del fabbisogno annuale nazionale.
Se da un lato l’Italia risulta deficitaria di giacimenti fossili rispetto ad altri Paesi non solo europei, dall’altro appare quindi evidente come la Penisola presenti un elevato potenziale derivante dalle fonti rinnovabili. Incrementare la produzione di energie verdi consentirebbe di aumentare l’autonomia energetica nazionale minimizzando le emissioni. Sono evidentemente necessari investimenti mirati per realizzare impianti e strutture che possano realisticamente permettere alle Regioni di sfruttare a pieno tutte le risorse a disposizione. In quest’ottica il dialogo e il coordinamento tra Regioni e il coinvolgimento di tutti gli attori locali coinvolti – istituzioni, cittadini e imprese – risultano fondamentali.
Il passaggio da un’economia incentrata sulle fonti fossili – e quindi necessariamente dipendente da altri Paesi – a un’economia fondata prevalentemente sulle rinnovabili permetterebbe all’Italia di ottimizzare il grande patrimonio energetico di cui dispone, di essere meno soggetta alle dinamiche estere che incidono anche sui prezzi e di guardare al futuro con maggior fiducia. In questo modo, si potrà finalmente colmare quel gap che ancora persiste tra i territori e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e transizione ecologica che l’Europa ci impone.

